Con l'Hijab inneggiando alla sharia - Femminismo e Contraddizioni: Quando l'Estremismo Tradisce l'Emancipazione
Il Femminismo Storico: Una Lotta per la Libertà
Le prime ondate del femminismo hanno avuto obiettivi chiari: parità di diritti, accesso al lavoro, riconoscimento della dignità femminile. Figure come Simone de Beauvoir, Virginia Woolf e le suffragette hanno gettato le basi per un cambiamento epocale. Il femminismo nasce come risposta a una società patriarcale che relegava le donne a ruoli subordinati, e ha avuto un impatto profondo sulla cultura, la politica e l'economia.
L'Estremismo Contemporaneo: Un Tradimento dei Valori?
Negli ultimi anni, alcune attiviste hanno sostenuto simboli e pratiche che, in molti contesti, rappresentano strumenti di oppressione. Durante le marce contro Donald Trump, ad esempio, si sono viste manifestanti inneggiare alla sharia indossando il velo islamico come simbolo di liberazione. Questo ha sollevato interrogativi legittimi: è coerente difendere pratiche religiose che, in molti paesi, limitano drasticamente i diritti delle donne?
Il Caso Linda Sarsour e la Women's March
Linda Sarsour, una delle organizzatrici della Women's March, ha espresso pubblicamente il suo sostegno alla sharia, suscitando polemiche e divisioni all'interno del movimento femminista. Le sue dichiarazioni hanno alimentato il dibattito su cosa significhi davvero essere femminista oggi e se sia possibile conciliare l'emancipazione femminile con l'adesione a sistemi giuridici che prevedono, ad esempio, la sottomissione della donna all'uomo e l'incarcerazione (nel migliore dei casi) delle vittime di violenza carnale.
Il Burqa: Scelta o Imposizione?
Alcune voci occidentali hanno descritto l'esperienza di indossare il burqa come liberatoria, togliendo "l'obbligo" di pettinarsi o vestirsi in coordinato con la borsa liberandola dalla "oppressione". Tale visione appare non solo imprevidente, ma anche di una estremizzazione assoluta: nessuno obbliga le donne a vestirsi in coordinato o ad andare dal parrucchiere, definire "oppressione" delle semplici scelte personali è errato qualsiasi contesto si analizzi. Inoltre, in molti paesi islamici, il burqa è imposto per legge e la sua violazione può comportare gravi conseguenze. La differenza tra scelta e imposizione è fondamentale: ciò che può sembrare una libera espressione in un contesto occidentale, può rappresentare una costrizione in altri contesti culturali.
Islamofobia o Critica Legittima?
Chiunque abbia criticato queste contraddizioni è stato velocemente tacciato di "islamofobia". Ma criticare pratiche che ledono la libertà individuale non equivale a discriminare una religione. Molti musulmani e musulmane si oppongono all'uso politico della religione per giustificare la repressione. È importante distinguere tra islamofobia e critica costruttiva. Etichettare ogni dissenso come "odio" soffoca il dibattito e impedisce un confronto onesto e necessario.
Il Femminismo Intersezionale: Inclusione o Contraddizione?
Il femminismo intersezionale ha cercato di includere le voci di donne appartenenti a minoranze etniche, religiose e sessuali. Tuttavia, questa inclusività ha talvolta portato a tollerare pratiche che contraddicono i principi fondamentali del femminismo. È possibile difendere l'autodeterminazione femminile e, allo stesso tempo, giustificare norme che impongono la subordinazione della donna?
Conclusione: Riscoprire il Cuore del Femminismo
Il femminismo dovrebbe essere una forza unificante, capace di difendere la libertà, la dignità e l'autonomia di tutte le donne, ovunque si trovino. Difendere pratiche oppressive in nome del relativismo culturale rischia di tradire questa missione. È tempo di riscoprire il cuore del femminismo: lottare per una società in cui ogni individuo, indipendentemente dal genere, possa vivere libero da imposizioni, violenze e discriminazioni.
Fonti e approfondimenti:
FQ Magazine: critica all'articolo di una italiana che elogiava il burqa perché non doveva pettinarsi



Cioè boh!
RispondiEliminaIo sarei pronta a scommetterci una birra, che tra poco arriveranno a dirti: "contraddizioni? Noi? Ma il femminismo è una FEDE, ci devi credere"... sì, certo.
Detto questo, resta il fatto che il vero femminismo dovrebbe accettare l'autodeterminazione in tutti i suoi sensi: che una donna voglia abortire o non lo voglia, che voglia farsi mantenere o no, che voglia velarsi o no.
Che vogliano avere figli o meno... fra un po' sbranano vive le donne che desiderano avere figli
EliminaNon mi definisco misogino(vi sono stato definito per questo) ma secondo me l'assegno di mantenimento è una porcata immonda e non dovrebbe dipendere dall'autodeterminazione di chicchessia. Per il resto sono d'accordo con il commento.
EliminaSi abbastanza. Dovrebbe esistere per i figli, di cui si ha responsabilità diretta, ma per il coniuge mi pare proprio una tiratura forzatissima.
EliminaForse in caso di separazione improvvisa per colpa dell'altro che lascia con il culo a terra in poco tempo, come una che non ha un lavoro che scopre il marito traditore e divorzia da lui.
In quel caso è giusto che lui le paghi gli alimenti (alimenti, non cifre da capogiro come si vede ogni tanto) fino a quando non si stabilizza dopo il casino causato da lui (e se mi domandi si, andrebbe fatto anche a parti inverse).
Caro P.Q. la GNF (grande narrazione femminista) è un racconto dove insieme a mistificazioni, sottrazioni, non detti si trovano anche frammenti (per l'appunto frammenti che non fanno mai vedere il quadro d'insieme)di verità. Quest'ultimi servono solo a validare l'enorme bluff della narrazione stessa.
RispondiEliminaTu all'inizio parli di diritto di voto. Ecco come stanno, veramente, le cose. Perlomeno in Italia. Scusami per la lunghezza, ma è necessaria.
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LE TAPPE DEL SUFFRAGIO UNIVERSALE IN ITALIA
Il suffragio universale è il principio secondo il quale tutti i cittadini maggiorenni possono partecipare alle elezioni politiche e amministrative e alle altre consultazioni pubbliche, come i referendum.
SUFFRAGIO MASCHILE
1861 – Dal 1861, anno della fondazione dello Stato unitario, fino al 1882, gli aventi diritto al voto, in base al censo e al titolo di studio, rappresentano circa il 2% dell’intera popolazione maschile adulta.
1882 – Suffragio allargato con la legge Zanardelli del 24 settembre. Viene riconosciuto il diritto di voto ai maschi maggiorenni (all’epoca la maggiore età veniva raggiunta a 21 anni) alfabeti, e inoltre a coloro che versano imposte dirette per una cifra annua di 19,8 lire. Il corpo elettorale viene più che triplicato.
1912 – La legge promulgata da Giovanni Giolitti stabilisce un suffragio quasi universale per gli uomini: si prevede, infatti, che tutti gli uomini capaci di leggere e scrivere con almeno 21 anni possano votare, mentre gli analfabeti possono votare a partire dai 30 anni. Inoltre il voto viene esteso a tutti i cittadini che abbiano già prestato servizio militare.
28/6/1914 – 11/11/1918 (Inizio – Fine prima G.M /L’Italia entra in guerra il 23/4/1915)
1919 – Viene modificata la legge precedente: possono votare tutti i cittadini maschi di almeno 21 anni di età; viene quindi abolita la distinzione per gli analfabeti, ma rimane il servizio militare.
SUFFRAGIO FEMMINILE
1919 – Papa Benedetto XV si pronunciò pubblicamente favorevole al diritto di voto alle donne. Il 30 Luglio dello stesso anno fu abolita l’autorizzazione maritale, pur con notevoli limitazioni, dando alle donne l’emancipazione giuridica.
Il 6 settembre del 1919 la Camera approvò la legge sul suffragio femminile con 174 voti favorevoli e 55 contrari. Le camere furono però sciolte prima che anche il Senato potesse approvarla.
23/3/1919 – Nasce ufficialmente il fascismo.
1923 – Mussolini, il fascismo non ancora dittatura quindi, introduce il suffragio amministrativo femminile (legge n. 2125 del 22 novembre 1925 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 9 dicembre 1925, n. 285), che tuttavia non trovò applicazione a causa della stessa riforma fascista degli enti locali.
1924-1925 - Il fascismo si consolida come dittatura e spegne tutte le libertà democratiche.
Maggio 1945 - Fine seconda Guerra Mondiale.
1946 - Voto universale per uomini e donne che abbiano compiuto la maggiore età (21 anni inizialmente, e 18 anni a partire dal 1975). La prima occasione di voto -la prima in assoluto per le donne in Italia – furono le elezioni amministrative che si tennero in tutta la penisola fra il marzo e l’aprile del 1946.
Se storia e logica hanno un senso quindi dal SUM (se consideriamo come universale quello del 1912) al SUF sono passati al più 8/9 anni utili, giacché non penso si possano considerare utili gli anni di guerra o di dittatura (ove è notorio anche per i più ottusi/e sono sospese le garanzie democratiche).
Se invece consideriamo, come sarebbe ovvio, il 1919 allora la differenza si riduce a 4/5 anni ad essere benevoli. Una legislatura!
Non solo ma ben vedere dal 1946 in poi una discriminazione c’è stata. Ma a danno degli uomini. Infatti questi perdevano ogni diritto politico se non ottemperavano al servizio militare obbligatorio. La qual cosa invece non era richiesta alle donne.
Ma questo è valido anche per gli altri paesi?
EliminaIo ho indagato in profondità solo per l'Italia. Penso non sia difficile farsi un idea anche per gli altri paesi.
EliminaTieni conto però che il meccanismo di mistificazione femminista è sempre lo stesso: mostrare quello che conviene, omettere quello che non conviene. Ossia decontestualizzare l'argomento trattato, toglierlo cioè dal suo contesto storico e presentarlo per quello che conviene.
Per quanto riguarda il diritto di voto (universale) ci sarebbero da fare 2 osservazioni:
1) in realtà si tratta di un diritto molto recente (ben che vada parliamo del 19esimo secolo);
2) quello che il femminismo non dice è che (almeno in Europa) quel diritto è stato ottenuto sotto la spinta del movimento dei lavoratori, nelle sue varie forme e, comunque, per gli uomini, con un pesante do ut des ossia la disponibilità per andare a morire.
E, ancora adesso, in tempi di parità/disparità di genere orgogliosamente rivendicate da parte femminista, anche se la ferma obbligatoria maschile è stata sospesa (sospesa, non abolita)le liste di coscrizione (maschili ovviamente)sono pienamente operanti.
EliminaQuesto significa che se ci dovesse essere necessità, vale a dire una guerra, magari dichiarata da qualche femminista capo di governo, ad andare a morire sarebbero, tolte le volontarie, solo gli uomini.
Della serie le donne hanno sempre un altra scelta, gli uomini invece no.
Mi pare che negli states ancora oggi se rifiuti la leva obbligatoria ti tolgono il diritto al voto
RispondiEliminaNon lo so, ma non mi meraviglierebbe se fosse così.
EliminaChe poi anche sul secondo argomento che accennavi all'inizio del post, matrimonio riparatore e delitto d'onore, le cose non è che siano tanto lineari ...