“Questa è una bambina che a 5-6 anni si atteggia come se ne avesse 16-18. Questo stridore mi fa capire che anche lì si erano un po’ persi i punti di riferimento.”
Bastò quella frase — estrapolata, decontestualizzata, amplificata — per scatenare il rogo mediatico. Accuse di colpevolizzazione della vittima, insulti, richieste di censura. Il padre della bambina denunciò Augias per diffamazione. Alcune femministe radicali lo definirono “maschio bianco”, come se l’anatomia fosse un argomento, non un dato anagrafico.
Ma chi ha davvero ascoltato cosa ha detto? Augias non ha mai attribuito la colpa alla bambina. Non ha giustificato gli orrori subiti. Ha parlato di un contesto distorto — di una comunità che sapeva e taceva, di una bambina che si comportava come un’adulta, e che proprio per questo avrebbe dovuto allarmare chi le stava intorno.
Certo, la frase poteva suonare maldestra. Ma l’intento era chiaro: evidenziare un segnale del degrado ambientale, non spostare la colpa sulla vittima. Ha condannato il crimine, non cercato scuse. Eppure, nel paese dell’indignazione a comando, basta una mezza frase — e il forcone è già puntato.
🔥 Il paese delle polemiche e dell’indignazione a comando
Al forcaiolo medio non interessa capire quello che legge o sente. L'umanità che si nutre di indignazione e scrolla il feed in cerca di bersagli non cerca di capire, cerca "l'estasi" dell'indignazione. Serve solo una frase ambigua, un nome noto, e il rogo è pronto. Perché non si cerca verità, si cerca sfogo. E se nel frattempo si calpesta la complessità, pazienza, l'ebrezza di sentirsi superiori viene prima di tutto.
Non per nulla l'indignazione ormai è lo sport nazionale, non solo sul web.
In tutto questo la verità affoga, le opinioni si polarizzano e successivamente si fanno figuracce:
📣 Augias si difende (con lucidità)
In un articolo su La Repubblica, Augias spiegò il senso delle sue parole:
“La foto racchiudeva lo strazio di ogni infanzia interrotta per fretta, ingenuo desiderio di rivalsa. Nessun adulto ha denunciato l’orco, solo altri bambini.”
Ha parlato di pubblicità, di moda, di come l’infanzia venga strumentalizzata e accelerata. Ha citato JonBenét Ramsey, ha evocato Visconti e Joyce Carol Oates. Ha fatto cultura, non provocazione.
Come chiunque si sia soffermato un secondo a leggere l'intervista aveva già capito.
🧭 Una riflessione che oggi pesa ancora di più
Nel 2025, la cultura della cancellazione è diventata sistema. Si zittisce, si rimuove, si boicotta. Non si discute. E chi prova a ragionare viene travolto da chi urla più forte. Ma il rogo dei libri, delle parole, delle persone, non è mai progresso. È sempre un passo indietro.
Augias non ha giustificato nulla. Ha cercato di capire. E questo, oggi, è un atto rivoluzionario.
🕯️ Fortuna, undici anni dopo: memoria, dolore e tensioni familiari
Nel 2025 sono passati undici anni dalla morte di Fortuna Loffredo, la bambina di sei anni abusata e uccisa nel Parco Verde di Caivano. E mentre la sua figura resta incancellabile nella memoria collettiva, la sua tomba — fisicamente parlando — è al centro di un dolore ancora non ricomposto.
La madre, Mimma Guardato, oggi residente a Faenza, ha chiesto la traslazione della salma in Emilia-Romagna, dove ha ricostruito parte della propria vita e ha avuto una nuova figlia. Il padre, Pietro Loffredo, si è opposto con forza: per lui, Fortuna deve restare a Caivano, dove ha vissuto e dove la sua assenza pesa ogni giorno. Ha chiesto di costruire una cappella commemorativa, come simbolo pubblico e tangibile di memoria e giustizia.
La decisione è affidata alla commissione straordinaria del Comune, nominata per gestire il post-emergenza a Caivano. Non al commissario governativo.
🗓️ Una giornata per le periferie. E per Fortuna.
A livello istituzionale, qualcosa si è mosso. Il 24 giugno, giorno della morte di Fortuna, è stato scelto per celebrare la Giornata nazionale delle periferie urbane, introdotta con la legge n.170/2024. Una ricorrenza che vuole portare attenzione su quelle zone dove troppi bambini vivono in condizioni di degrado, abbandono, silenzio.
Mimma ha detto:
“L’ho desiderata così tanto e me l’hanno ammazzata. Darei la vita per farla ritornare.”
Un dolore che resta. Una figlia che non verrà mai sostituita. Una comunità ancora segnata.

Corrado Augias e' un signore d'altri tempi, un giornalista e uno scrittore di prima categoria.
RispondiEliminaQuanto aveva ragione Umberto Eco quando ha parlato di internet e imbecilli.
LO GIUSTIFIKI QUINDI SEI PEDOFILO ANKE TU IO TI DENUNCIO O'AMICI IN PRETURA TI FACCIO ARRESTARE E VAI IN GALERA FINO KE NN MUORI!!!111!!!1!!11
RispondiEliminaADESSO KIAMO MIO CUGGINO KE E' POLIZZIOTTO DELLA POSTALE E VI FACCIO PAKARE TT CUELLO KE VI AH DATO LA KA$TA, POKI KAZZI!!1
EliminaAugias è rimasto uno dei pochi veri giornalisti che abbiamo in Italia. Ha descritto obiettivamente una situazione e lo bombardano? A quanto siamo come libertà di stampa in Italia: il quattrocentosettantesimo posto? Chiaro che se gli unici che possono parlare sono i "giornalisti" di regime e gli altri come aprono bocca vengono insultati, minacciati, magari pure aggrediti e devono vivere nel terrore la nostra "libertà" di stampa scenderà sempre più in basso.
RispondiElimina"Maschio bianco", questa poi. Come se la metà di quella banda di cazzoni che hanno corcato Augias d'insulti non fossero a loro volta gente di etnia caucasica dotata di quel cervello basso-ventrale che è l'unico che riescono a usare!
Si ma, la libertà di stampa è kolpa del governo, uno undici centoundici
EliminaNon darei la colpa ai giornalisti. I giornalisti italiani fanno schifo, ma hai visto che pubblico che hanno? Hai mai visto una bacheca di Jewbook o un gruppo su G+? Anche se avessimo i giornalisti migliori del mondo, a che servirebbero contro un pubblico di scimmie urlatrici?
EliminaLe scimmie urlatrici sono come i complottardi, i vegamerda e gli altri fanatici: non cambieranno mai. Ma gli indecisi se si trovano di fronte un'opinione ponderata contro una frottola fatta e rifinita magari finiranno per porsi delle domande. Il problema è che a minacciare i pochi veri giornalisti ancora rimasti da noi non sono solo le scimmie urlatrici: sono anche organizzazioni criminali, politici (e qualcuno mi aiuti a distinguerli dai criminali) e altri di questa risma, che supportano anche le scimmie urlatrici, chiaro.
Eliminadumdum, vedi che in italia c'e' il 50% di analfabeti funzionali. Gli "indecisi" vanno da chi urla piu' forte e non da chi dice cose piu' sensate, dato che non sono neanche in grado di leggere piu' di una frase alla volta.
EliminaFabrizio, devi capire che la maggior parte degli italiani e' funzionalmente analfabeta, stressata in modo atroce e cronicamente sofferente di disagio psichico. Ormai gli italiani non sono neanche piu' in grado di ascoltare una frase o leggere un testo, si limitano a reagire in modo urlante ed esagerato appena sentono una parola o una frase che gli fa da "trigger". Hai presente il cane di Pavlov? Stimolo - Risposta, senza alcun pensiero nel frattempo. Ma d'altronde, come si fa a parlare di ragionamenti quando l'italiano medio ragiona come un neonato in preda al panico?
RispondiEliminaAnche alcuni sedicenti "giornalisti" di radio Capital (quelli che tra le 7 e le 8 leccano il culo anche a scanzi) non hanno perso occasione di DIMOSTRARE QUANTO SONO COGLIONI, d'altronde più sei deficiente, più fai il "duro e puro"
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