Un gesto simbolico o una scelta coerente?
Il divieto imposto da Sorbillo si presenterebbe come un chiaro segnale di attenzione verso i diritti degli animali. Tuttavia, al contempo, la decisione suscita perplessità, soprattutto se consideriamo alcune incongruenze:
Contraddizione nell’offerta alimentare: La pizzeria serve piatti a base di carne e altri derivati animali, mentre allo stesso tempo vieta l’ingresso a chi indossa pellicce. L'80% delle pellicce sul mercato è ottenuta da animali destinati alla macellazione. Alla luce di questi fatti tale posizione appare ipocrita: come si può proibire un capo d’abbigliamento ottenuto dal sacrificio degli animali, pur accettando nel menu prodotti derivati dallo stesso processo?
Accettazione di pelle e cuoio: È evidente come il divieto riguardi esclusivamente le pellicce, ignorando il fatto che anche la pelle e il cuoio sono derivati dall’uso animale. Questa selettività ha spinto alcuni a condannare la misura come paradossale.
La retorica animalista e la disinformazione
Gli animalisti hanno spesso utilizzato immagini forti e messaggi d’impatto per sensibilizzare l’opinione pubblica contro la crudeltà negli allevamenti. Tra le argomentazioni più diffuse vi sono:
Il trauma degli allevamenti per la produzione di pellicce: C'è il mito che, per preservare la qualità della pelliccia, gli allevatori impieghino metodi crudeli come l’elettroshock. Tuttavia si tratta di metodi vetusti e in disuso da decenni, le tecniche moderne usate per sopprimere gli animali sfruttano il monossido di carbonio, un metodo indolore e meno traumatico.
L’origine delle pellicce: Secondo fonti affidabili, si sostiene che almeno l’80% delle pellicce in commercio provenga da animali uccisi per fini alimentari, evidenziando un’incoerenza nelle critiche rivolte all’uso delle pellicce come "inutile vanità" o spreco di risorse.
La scelta di vietare le pellicce, quindi, rischia di essere interpretata come un’azione superficiale, incapace di affrontare le vere problematiche legate al benessere animale.
Un’operazione di marketing che non pesa sui conti
Un ulteriore aspetto critico è rappresentato dall’impatto sul business del locale. Le pellicce di lusso, solitamente indossate da una clientela di nicchia, non costituiscono una fetta significativa degli avventori di una pizzeria tradizionale, se mai ha costituito una clientela tanto per cominciare. Ecco alcuni punti fondamentali:
Pubblicità gratuita: Il gesto ha generato un’ampia copertura mediatica, offrendo a Sorbillo una vetrina gratuita. Molti critici ritengono che la misura sia stata adottata per farsi notare, piuttosto che per una reale convinzione etica.
Il clima di Napoli: Le pellicce vengono indossate come sfoggio di benessere e per scaldarsi, infatti la principale caratteristica di una pelliccia è proprio la capacità di tenere caldo, tanto caldo. Molte pellicce sono calde perfino nell'inverno del nord Italia, dove solitamente vengono usate quelle più "leggere". Chi potrà mai usare una pelliccia nel clima Napoletano, molto più mite rispetto quello del nord del Paese?
Clientela e mercato di riferimento: Chi indossa pellicce di alta gamma solitamente frequenta ristoranti esclusivi, ben distanti dall’ambiente informale e popolare delle pizzerie tradizionali. Questo rende il divieto più simbolico che pratico, poiché la maggior parte dei clienti abituali non rientra in quella categoria.
Reazioni e dibattito pubblico
Il divieto ha diviso l’opinione pubblica. Da un lato, gli attivisti animalisti hanno elogiato la decisione, definendola un segnale forte a favore del rispetto dei diritti degli animali. Dall’altro, molti critici lo hanno etichettato come un’azione ipocrita e manipolatoria. Tra le critiche più frequenti spiccano:
Doppia morale: Vietare l’ingresso a chi indossa pellicce mentre si serve carne e altri derivati animali denota un’incoerenza morale che mina la credibilità dell’iniziativa.
Censura e controllo dei commenti: Su alcune pagine social, è stato segnalato che il locale blocchi critiche e commenti che dissentono dalla linea “animalista”, alimentando così ulteriormente lo scontro tra fazioni contrapposte.
Conclusioni
Il caso Sorbillo evidenzia come, nel panorama attuale, la comunicazione e le strategie di marketing possano facilmente intrecciarsi con le battaglie "etiche". Il divieto di pellicce, sebbene accolto positivamente da alcune frange dell’opinione pubblica, si presenta come una misura ambivalente: un gesto simbolico che, in realtà, mira soprattutto a generare attenzione mediatica e a rafforzare una determinata immagine del brand, oltre a costruire legami con certe realtà politiche.
Per chi segue le tematiche legate ai diritti degli animali, rimane fondamentale approfondire il dibattito e comprendere le reali dinamiche che contraddistinguono la produzione di abbigliamento d’origine animale. Solo così si potrà superare la retorica superficiale e promuovere azioni concrete e coerenti in favore del benessere animale, quando necessario.

A me un animalardo un giorno ha rotto i coglioni per le mie scarpe in pelle. L'ho lasciato straparlare fino a quando non mi ha posto la domanda "E allora? Di che animale è la pelle di quelle scarpe?"; gli ho risposto "Pelle di animalista." L'ho lasciato piantato lì come un pioppo.
RispondiEliminahahahahaha
EliminaIo ho fatto di peggio.
RispondiEliminaHo una giacca con il collo (staccabile) di pelo. Credo sia coniglio, ma, onestamente non mi pongo il problema, so che mi tiene morbidoso e caldo il collo e questo mi basta e avanza.
Una volta una animalara che distribuiva volantini per strada, mi ha fermato e mi ha detto "ma non ti vergogni ad avere la morte sul collo". Lì per lì non capivo cosa dicesse e avevo collegato il discorso al fiocchetto della lotta all'AIDS appeso davanti, e allora le ho risposto che non sono sieropositiva e, anche qualora lo fossi stata, non l'avrei comunque vissuta come qualcosa di cui vergognarsi; lei mi ha detto che no, si trattava di tutte le centinaia di gattini e cagnolini uccisi per fare le pellicce morbide morbide dei giacconi come quello che avevo addosso.
A quel punto le ho risposto, senti, io non li ho tutti i soldi per il giaccone di una grande marca, questo è orgogliosamente un tarocco, e il collo lo ho fatto utilizzando i peli della mia f ... e che se voleva favorire e verificare di persona la validità dei peli potevo tirarmi giù le braghe e farle metter le mani.
E' andata via e ancora corre.
hahaahahahahahahahaahahahahahaha
EliminaMa poi cani e gatti, rigorosamente cuccioli, per fare le pellicce... madonna
Purtroppo questi sono fuori dal mondo, completamente. E allora ci si diverte a pigliarli per il culo come niente fosse! Sulla pizzeria però mi chiedo - come fanno a pensare che uno con le pellicce costose poi vada a mangiare la pizza in un tugurio?
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