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Petrolio immaginario, danni reali: le ‘Iene Maremmane’ condannate per la bufala a Marina di Grosseto

Il video virale che mostrava un enorme tubo che riversava acqua nera nella spiaggia di Marina di Grosseto fece, e ha continuato ciclicamente, indignare mezza Italia: gli autori la definirono come "sversamento di sostanze nocive a mare". Ne ho parlato nel dettaglio in questo articolo: Il video dell'acqua nera buttata a mare a Marina di Grosseto.

Come ben sappiamo la verità era un’altra, e l’abbiamo detta in tanti: ripascimento artificiale, cioè una pratica legale per ridare sabbia alle spiagge erose. Lo hanno spiegato tecnici, balneari, blogger, debunker. Lo hanno detto le fonti ufficiali. Lo ha detto perfino la Guardia Costiera.

E lo ha detto il Tribunale.

I danni della disinformazione

I protagonisti del video, presi dalla foga della viralità social, hanno ignorato qualsiasi spiegazione gli sia stata fornita e data sulla questione. Ma non ci hanno creduto, nonostante non avessero condotto nessuna analisi (nemmeno superficiale come scrivevo nell'altro articolo), nessun dato, nessun confronto con chi lavorava sul campo, e hanno lasciato il loro video a continuare a disinformare.

Il risultato è stata una raffica di disdette di prenotazioni di turisti, un mare di telefonate preoccupate agli stabilimenti balneari, un danno economico concreto alle imprese del territorio. Quella che nella mente dei "giornalisti della Domenica" doveva essere una "denuncia" è diventata una diffamazione virale, amplificata da ignoranza funzionale e spirito forcaiolo. La bufala ha preso il posto dei fatti.


Fotogramma del video virale de "le iene maremmane" spacciato per sversamento di sostanze tossiche quando in realtà era ripascimento
Dopo la pesca sportiva abbiamo l'estrazione di petrolio sportiva: si estrae e poi si butta a mare

La difesa postuma e il rebranding grottesco

Invece di riconoscere l'errore gli autori hanno alzato la posta: pochi giorni dopo hanno pubblicato un secondo video in cui si difendevano sostenendo di aver "denunciato un cantiere incustodito e privo di segnaletica". 

Una difesa a dir poco debole, scollegata dai contenuti e dalle dichiarazioni del video (che è ancora fruibile, alla faccia della furbizia) e palesemente costruita per pararsi le chiappe in sede giudiziaria.

Perché non si trattava di una denuncia alle autorità, hanno preso e sparato boiate pubblicando tutto sui social in tempo record.

Col tempo, la coppia ha persino cambiato nome, abbandonando il marchio “Iene Maremmane” in favore di un titolo autocelebrativo: “Il Giornalista Scomodo”. Un’etichetta che, più che scomodità giornalistica, ricorda altri tipi di irritazione: ai vasi sanguigni rettali. Ma il contenuto resta invariato: sensazionalismo, zero fonti, e faccia tosta da manuale che ad un certo punto gli sono costate piuttosto care.

Le denunce e la condanna definitiva nel 2025

La società Marina di San Rocco, la Pro Loco di Marina di Grosseto e diversi cittadini coinvolti hanno denunciato i due autori del video per diffamazione, stalking e altri reati.

Dopo vari gradi di giudizio, nel 2025 è arrivata la sentenza definitiva della Corte d’Appello di Firenze che ha condannato "le iene maremmane", al secolo:

  • Lorenzo Mancineschi: condannato a 1 anno e 1 mese di reclusione + 5.000 euro di multa

  • Susanna Efisietta Gorgone: condannata a 1 mese di reclusione + 3.000 euro

A entrambi è stato imposto il risarcimento dei danni alle parti civili.

Conclusione

La disinformazione costa, ma a pagare non sono state le "iene maremmane" o come si fanno chiamare ora "il giornalista emorroideo", a pagare sono stati quelli del posto che si sono visti sfumare la stagione estiva con una riduzione sensibile dei turisti in circolazione. E vista la viralità del video chissà che non si sia protratta negli anni.

Gli autori della bufala, anche tenendo conto della ciclicità del video, non hanno pagato abbastanza.

Fonti

Per ulteriori analisi e smontaggi della bufala ambientale, si rimanda al primo articolo dedicato, che documenta il caso sin dalle prime ore.

Commenti

  1. Se non era petrolio o scarti della sua lavorazione, cos'era!?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' scritto nell'articolo precedente, negli approfondimenti di Puente e pure nell'articolo di giornale

      Elimina
  2. @ Marduk

    Sabbia, sedimenti, resti organici, conchiglie, ecc.
    Petrolio o scarti della sua lavorazione è semplicemente impossibile, visto che nel grossetano non ci sono né giacimenti, né raffinerie, né altro.

    RispondiElimina
  3. Non è stato querelato nessuno.

    Articolo scritto con i piedi.

    RispondiElimina

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