Petrolio immaginario, danni reali: le ‘Iene Maremmane’ condannate per la bufala a Marina di Grosseto

Nel 2016 un video virale che mostrava un enorme tubo che riversava acqua nera nella spiaggia di Marina di Grosseto fece indignare mezza Italia: gli autori la definirono come "sversamento di sostanze nocive a mare". Ne ho parlato nel dettaglio in questo articolo: Il video dell'acqua nera buttata a mare a Marina di Grosseto.

Come ben sappiamo la verità era un’altra, e l’hanno detta in tanti: ripascimento artificiale, cioè una pratica legale per ridare sabbia alle spiagge erose. Lo hanno spiegato tecnici, balneari, blogger, debunker. Lo hanno detto le fonti ufficiali. Lo ha detto perfino la Guardia Costiera.

E lo ha detto il Tribunale.

🧠 Quando l’attivismo improvvisato diventa dannoso

I protagonisti del video, presi dalla foga del click e del sentenziare, ignoravano qualsiasi verifica. Nessuna analisi, nessun dato, nessun confronto con chi lavorava sul campo. Hanno interpretato l’odore sgradevole della sabbia dragata come prova della “vergogna italiana”, e ci hanno costruito sopra una narrazione sensazionalistica — rigorosamente falsa.

Il risultato? Una raffica di disdette turistiche, telefonate preoccupate agli stabilimenti balneari, un danno economico concreto alle imprese del territorio. Quella che voleva essere una “denuncia ambientale” è diventata una diffamazione virale, amplificata da ignoranza funzionale e spirito forcaiolo. La bufala ha preso il posto dei fatti.


Fotogramma del video virale de "le iene maremmane" spacciato per sversamento di sostanze tossiche quando in realtà era ripascimento
Dopo la pesca sportiva abbiamo l'estrazione di petrolio sportiva: si estrae e poi si butta a mare

🎭 La difesa postuma e il rebranding grottesco

Dopo la pubblicazione del video incriminato, non ci fu alcuna retromarcia. Anzi: pochi giorni dopo, gli autori raddoppiarono la dose con un secondo video in cui si difendevano sostenendo di aver “denunciato un cantiere incustodito, privo di segnaletica”. Una difesa debole, scollegata dai contenuti virali diffusi in precedenza, e palesemente costruita per giustificare retroattivamente un’accusa grave e infondata: quella di sversamento di petrolio in mare.

Non si trattava di una denuncia alle autorità — ma dell’ennesima esternazione indignata sui social. E la retorica rimase la stessa: toni allarmistici, riprese amatoriali, nessuna verifica, e una narrativa costruita su supposizioni.

Col tempo, la coppia ha persino cambiato nome, abbandonando il marchio “Iene Maremmane” in favore di un titolo autocelebrativo: “Il Giornalista Scomodo”. Un’etichetta che, più che scomodità giornalistica, ricorda altri tipi di irritazione: ai vasi sanguigni rettali. Ma il contenuto resta invariato: sensazionalismo, zero fonti, e faccia tosta da manuale.

⚖️ Le denunce e la condanna definitiva nel 2025

Nel tempo, si è passati dalle proteste alla querela. La società Marina di San Rocco, la Pro Loco di Marina di Grosseto e diversi cittadini coinvolti hanno denunciato i due autori del video per diffamazione, stalking e altri reati.

Dopo vari gradi di giudizio, nel 2025 è arrivata la sentenza definitiva della Corte d’Appello di Firenze che ha condannato "le iene maremmane":

  • Lorenzo Mancineschi: condannato a 1 anno e 1 mese di reclusione + 5.000 euro di multa

  • Susanna Efisietta Gorgone: condannata a 1 mese di reclusione + 3.000 euro

A entrambi è stato imposto il risarcimento dei danni alle parti civili. La giustizia ha certificato ciò che il buon senso aveva già capito: spacciarsi per esperti ambientali senza avere competenze, causare danni con notizie false e agire come paladini dell’ignoranza non è attivismo — è reato.

📢 Quando la bufala si traveste da salvezza

È ironico — e tragico — che chi grida “vergogna” sia poi la causa della vergogna reale. Il video era una bufala, il liquido nero era sabbia dragata, l’operazione era autorizzata. Ma il danno alla stagione balneare c’è stato davvero. E a pagare sono stati lavoratori, imprenditori, famiglie. In nome di un populismo ambientale basato sul sentito dire e sul fiuto di due dilettanti.

✍️ Conclusione

La disinformazione costa. E non solo in clic. Costa credibilità, lavoro, fiducia. La vicenda di Marina di Grosseto è un monito per tutti: prima di riprendere, interpretare e lanciare crociate digitali, serve informarsi. Perché l’ignoranza, quando si traveste da attivismo, non salva — distrugge.

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Fonti ufficiali e approfondimenti

Per ulteriori analisi e smontaggi della bufala ambientale, si rimanda al primo articolo dedicato, che documenta il caso sin dalle prime ore.

Domande frequenti sul caso Marina di Grosseto e le “Iene Maremmane”

Chi sono le “Iene Maremmane”?

Si tratta di una coppia, Lorenzo Mancineschi e Susanna Gorgone, che nel 2016 pubblicò un video virale in cui accusava falsamente uno scarico marino di versare petrolio in mare a Marina di Grosseto. Il nome, ispirato al noto programma televisivo, è usato come soprannome informale e ironico. Oggi solo Lorenzo è attivo e ha adottato il nome di "Il giornalista scomodo".

C’è stata una sentenza sul caso del video virale?

Sì. Nel 2025 la Corte d’Appello di Firenze ha confermato le condanne per diffamazione e danno d’immagine causato dal video. Lorenzo Mancineschi e Susanna Gorgone sono stati ritenuti responsabili e condannati a pene detentive e risarcimenti alle parti civili, tra cui Marina di San Rocco S.p.A. e la Pro Loco di Marina di Grosseto.

Cosa mostra realmente il video dell’acqua nera?

Il video mostra una fase di ripascimento artificiale, una pratica autorizzata per il recupero delle spiagge. Il liquido scuro è composto da sabbia dragata, con possibili residui organici che provocano odore e colore insoliti, ma non tossici.

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Fabrizio Leone
Blogger da oltre 15 anni, faccio del mio meglio per diffondere fatti e non fallacie logiche o punti di vista polarizzati e distorti. In Sociologia i media sono definiti "il quarto potere" e a ben donde: le notizie plasmano l'opinione pubblica e molti abusano di questa dinamica.