🔄 La nuova teoria negazionista: dragaggio ≠ ripascimento?
La nuova versione della farsa è questa: “Non era ripascimento, stavano solo dragando il porto e i canali!”. Come se il dragaggio non fosse proprio il primo passo del ripascimento. La sabbia proveniente dai fondali viene controllata, trattata, e poi usata per reintegrare le spiagge. Lo prevede la normativa. Lo praticano centinaia di comuni. Lo insegna pure Wikipedia. L'ho ribadito in lungo e in largo nel mio spazio.
Ma niente: secondo i paladini della disinformazione costiera, il dragaggio è un crimine, e la sabbia è veleno. Siamo al paradosso. È come accusare una nonna di mentire dicendo che sta facendo la pasta, solo perché la si trova a impastare farina e uova.
🌪️ Quando la spiegazione diventa il bersaglio
La parte più disturbante? La spiegazione viene accolta con scetticismo. Chi si beve che stiano buttando petrolio in mare a pieno giorno, davanti a tutti, senza mezza prova, improvvisamente si trasforma in Sherlock Holmes quando legge una smentita. Si fidano dei faccioni indignati nel video, ma dubitano dei documenti ufficiali.
Non è solo un problema di ignoranza: è una dinamica cognitiva ormai consolidata, dove la narrazione virale batte la realtà, e il sospetto vale più dell’evidenza.
📢 La post-verità ambientale è diventata un marchio
Il caso Marina di Grosseto non è più solo una bufala. È diventato un marchio: indignazione senza verifica, eco virale contro competenza. E ora, anche dopo una sentenza definitiva, c’è chi continua a negare, rilanciare e far danni. Tutto in nome della sacra viralità.
Il dragaggio è parte del ripascimento. La sabbia non è petrolio. L'acqua nera non è tossica. Ma in fondo, a chi ha già deciso cosa credere, la verità non interessa.