Non bastava rubare meme, vignette e battute. Ora c’è chi si appropria dell’intero contenuto, lo manda in streaming, lo guarda in silenzio, si alza, va a prendere il caffè — e intanto macina visualizzazioni. Non aggiunge nulla, non cita nessuno, e spesso fa più traffico del creatore originale che ha investito tempo, idee e magari pure soldi nel proprio video.
Benvenuti nel regno del reaction content passivo, dove il principio “aggiungere valore” è stato sostituito da “non disturbare mentre rubo”.
🎬 In teoria: il reaction fatto bene
Il concetto, in sé, non è negativo. Il formato “reaction” nasce con buone intenzioni: guardare un contenuto altrui e commentarlo, criticarlo, arricchirlo, magari completarlo o smontarlo. Il react può educare, può aiutare a scoprire nuovi canali, può far da ponte tra community diverse.
Lo fa bene Asmongold, ad esempio. Zach Rawr. Uno dei più seguiti, aggiunge sempre valore ai video che guarda e ne amplifica la portata. Creator come lui, che non solo reagiscono, ma invitano il pubblico a iscriversi al canale originale, condividono il link, lasciano like, valorizzano il lavoro che stanno mostrando. Spingono, non affossano. Questo è contenuto trasformativo. È collaborazione. È rispetto.
🍿 In pratica: il disastro
Poi ci sono gli altri. Quelli che:
Mettono il video intero in play;
Stanno zitti per venti minuti;
Si alzano, mangiano, scrollano il telefono, fumano;
Tornano dopo con l’aria di chi ha appena finito il tagliando all’auto.
Nel migliore dei casi fanno facce da show televisivo per bambini ed esagerano i loro comportamenti o dicono due parole in croce: That's crazy!
Thumbnail da arresto in flagranza di reato.
Il pubblico li guarda. YouTube li premia. Twitch li ospita. E il creatore originale resta a mani vuote, invisibile, derubato.
Se nel mondo reale uno si mettesse fuori dal cinema con uno schermo a trasmettere il film di qualcun altro, lo fermerebbero in due minuti. Su internet invece è “contenuto”, monetizzabile, e pure applaudito.
⚖️ Caso Klein vs streamer: il processo al plagio camuffato
Nel giugno 2025, Ethan Klein (H3H3 Productions) ha detto basta. Ha trascinato in tribunale tre streamer — Frogan, Denims e Kaceytron — accusandoli di aver trasmesso il suo video quasi integralmente, senza commenti significativi, con atteggiamenti talmente passivi da lasciar intendere una sola cosa: “Non abbiamo creato nulla. Abbiamo solo preso tutto.”
I casi sono surreali:
Frogan si è alzata in live, lasciando il video andare mentre è andata in bagno. Quando è tornata parlava d’altro e scrollava Reddit.
Denims ha mostrato 70 minuti su 100 del filmato, invitando gli spettatori a “non dare visualizzazioni” all’originale.
Kaceytron ha fumato. Letteralmente. Più di quanto abbia parlato.
Klein ha definito il formato come lazy reaction: non una reazione, ma una riproduzione parassitaria. Una sorta di freebooting travestito da commento. E ha pienamente ragione.
🤡 Ma non è “fair use”?
La community si è divisa. Alcuni accusano Klein di ipocrisia, visto il suo passato da paladino del fair use. Ma la differenza è enorme: commentare significa trasformare, interpretare, criticare, valorizzare. Guardare in silenzio mentre monetizzi il lavoro altrui non è fair use. È il passaggio di consegna tra furto e leggerezza, tra creator e consumatore opportunista.
Facciamo un esempio pratico: un recensore che mostra qualche spezzone o frame di un film non danneggia nessuno, lo può fare per maggior chiarezza e completezza della sua recensione. Questo è fair use.
Mentre, come detto prima, mettere uno schermo fuori dal cinema mostrando l'intero film poi, durante i titoli di coda, alzarsi in piedi e dire "era bello!" non solo non è un lavoro, ma ha impedito al cinema di vendere quasi tutti i biglietti.
E se il tribunale federale darà ragione a Klein — spoiler: potrebbe farlo — la galassia del react passivo rischia di saltare in aria.
💥 TL;DR — L’era del “play-and-pay” è una vergogna
Il creator pensa, scrive, monta, pubblica. Il react passivo preme play, si gratta, monetizza. La piattaforma sorride. Il pubblico premia. E il contenuto originale finisce nella fossa comune.
Il react può essere cultura. Può essere ponte. Ma se non aggiunge nulla, è solo furto con contorno di noccioline.
Per similitudine tematica suggerisco la lettura del mio articolo "Freebooting e furto creativo: il trionfo dell’imbecille nel web 2.0"
📚 Fonti sul caso Ethan Klein e i react passivi
Perché Ethan Klein ha intentato causa contro tre streamer?
Klein accusa i tre streamer di aver trasmesso il suo video “Content Nuke: Hasan Piker” quasi integralmente, senza aggiungere commenti significativi. Secondo lui, queste “reaction passive” non rispettano il fair use e danneggiano il valore commerciale del contenuto originale.
Le reaction video sono sempre considerate fair use?
No. Una reaction è considerata fair use solo se trasforma il contenuto originale con commenti, critiche o parodie. Guardare un video in silenzio o con interazioni minime può essere considerato una ripubblicazione non autorizzata.
Qual è la posizione di Ethan Klein sul fair use?
Klein è stato in passato un difensore del fair use, vincendo una causa nel 2017 che ha stabilito precedenti favorevoli ai creator. Tuttavia, nel caso attuale, sostiene che il fair use non copra reaction prive di contenuto trasformativo.