📜 Le promesse tradite
Beppe Grillo, in numerosi tweet e post tra il 2012 e il 2015, aveva attaccato duramente il PD, il PDL e la Chiesa per l’assenza di una legislazione sulle coppie di fatto:
“L’Italia non ha una legislazione per le coppie di fatto. È una vergogna da attribuire al pdmenoelle, al pdl e alla chiesa.” “Non c’è nulla di male ad essere gay. Fa invece schifo negare diritti sacrosanti per un pugno di voti.”
Parole forti, che lasciavano presagire un sostegno compatto al DDL Cirinnà, il disegno di legge che avrebbe riconosciuto le unioni civili e introdotto la stepchild adoption.
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Di Mad Master |
⚠️ Il dietrofront: “libertà di coscienza”
Nel febbraio 2016, Grillo annunciò sul suo blog che i senatori M5S avrebbero avuto libertà di coscienza sul voto:
“Su un tema etico di questa portata, i portavoce M5S al Senato possono votare in maniera difforme dal gruppo.”
Una scelta che spiazzò la base, provocando una valanga di commenti indignati e l’hashtag #dietrofrontM5S tra i trend topic. Molti militanti accusarono il Movimento di tradire i suoi principi fondanti, come la democrazia diretta e la coerenza con le votazioni online precedenti.
💬 Le reazioni: tra delusione e amarezza
La senatrice Monica Cirinnà, prima firmataria del DDL, commentò con amarezza il dietrofront del Movimento 5 Stelle:
“Mi prendo la responsabilità politica di essermi fidata del Movimento Cinque Stelle. Me le assumo tutte. Chiudo la mia carriera politica con questo scivolone. Me ne rendo conto, ho sbagliato”
Le associazioni LGBT reagirono duramente, accusando il M5S di aver sacrificato i diritti civili per tattica politica, pur di danneggiare Renzi. Alcuni attivisti protestarono pubblicamente davanti al teatro Brancaccio, dove si esibiva Beppe Grillo.
Il senatore Alberto Airola, capogruppo M5S al Senato, cercò di difendere la scelta parlando di rispetto del dibattito parlamentare:
“Abbiamo votato contro il canguro, non contro la legge. La voteremo punto su punto. Non ci piace il modo renziano di blindare tutto”
🧠 Riflessione personale
A distanza di anni, questo episodio resta emblematico di una politica che predica coerenza ma pratica opportunismo. Il Movimento 5 Stelle, che si era presentato come paladino dei diritti civili, si è piegato a logiche di consenso e pressioni esterne, come quelle del Vaticano, secondo alcune indiscrezioni interne dei Cinque Stelle.
E mentre Grillo parlava di “libertà di coscienza”, Casaleggio minacciava multe da 150.000 euro per chi dissentiva dal gruppo. Una contraddizione che non può passare inosservata. Per completare il quadro consiglio la lettura del mio aggiornamento ai fatti successivi: Retrofront dei Cinque Stelle sulla legge Cirinnà e reazioni degli elettori.