Dahomey: un regno potente e controverso
Il regno di Dahomey ebbe un ruolo centrale nella storia dell’Africa occidentale dal XVII al XIX secolo. Conosciuto per la sua organizzazione militare disciplinata e per il suo potere espansionistico, il regno era temuto per le incursioni nei territori vicini, durante le quali catturava prigionieri per sfruttarli e venderli come schiavi. Questo commercio rappresentava una parte significativa dell’economia di Dahomey, che preferiva vendere prigionieri ai mercanti europei piuttosto che sviluppare un’economia basata sul commercio normale.
Come si dice: la terra è bassa!
Tra i gruppi militari più noti del regno c’erano le Agojie, una divisione esclusivamente femminile dell’esercito, spesso paragonata alle amazzoni. Queste guerriere godevano di uno status particolare all’interno della società dahomeiana, ma erano comunque subordinate al re, il quale esercitava un controllo assoluto su di loro.
Alla faccia della "donna re".
Le Agojie non potevano sposarsi né avere figli e venivano addestrate al combattimento sin dalla tenera età. La loro fama derivava dalla disciplina e dall’impegno nelle battaglie, ma storicamente non ottennero mai vittorie significative contro le potenze europee.
Un generale inglese rimase colpito dal loro coraggio, ma dallo scontro ne uscirono assolutamente distrutte. Un solo soldato inglese ferito, superficialmente. Una disfatta totale.
Un aspetto spesso ignorato delle tradizioni di Dahomey era la pratica dei sacrifici umani. I prigionieri catturati durante le guerre venivano spesso sacrificati in rituali religiosi per onorare i sovrani defunti. In un caso storicamente documentato, circa 1.500 persone furono uccise in un periodo di due anni per commemorare la morte di un re, evidenziando una brutalità che va oltre la semplice strategia militare o economica.
Si insomma, non andrei ad elogiare questa gente sinceramente, ma loro sono "i buoni" ed evidentemente possono farlo.
Storia reale o revisionismo?
L'uscita del film ha suscitato fortissimi dubbi sulla fedeltà storica della narrazione. Sebbene il film si concentra a celebrare il coraggio e la forza delle Agojie tralasciando le mazzate che prendevano, questo non affronta adeguatamente il coinvolgimento dei Dahomey nel commercio degli schiavi, né le pratiche violente del regno.
La sceneggiatura costruisce un racconto in cui le guerriere combattono per la libertà contro i colonialisti, ignorando il fatto che il regno Dahomey non aveva ricevuto nessuna richiesta tranne SMETTERE DI STERMINARE E SCHIAVIZZARE da parte dei bianchi.
Aggiungo un dettaglio non da poco: si fa tanto criticare la tratta atlantica degli schiavi verso le Americhe, poi però per motivi di ideologia distorta si va ad elogiare i responsabili del VENTI PERCENTO DEGLI SCHIAVI di tale tratta.
La comunità africana ha storto il naso
La rappresentazione cinematografica diversamente sensata ha suscitato critiche da parte di storici e di esponenti della comunità africana, che hanno evidenziato le enormi omissioni nella trama. Alcuni hanno definito il film un esempio di revisionismo storico, finalizzato a romanticizzare un periodo controverso per adattarlo a una narrazione moderna di "empowerment femminile".
Del resto come prenderemmo un film sulla Germania della seconda guerra mondiale in cui il dittatore tedesco è dipinto come grandioso santo salvatore dei popoli?
Ecco, non la prenderemmo esattamente bene, specialmente ricordando le migliaia di civili italiani trucidati da tale infame. Stessa cosa ma in un contesto africano. Stessa identica cosa, e hanno elogiato dei sanguinosi schiavisti imperialisti solo perché avevano una divisione dell'esercito femminile.
Ma saranno cogli***?
Il documentario che racconta la verità
L’attrice Lupita Nyong’o, inizialmente coinvolta nella produzione del film, ha deciso di ritirarsi dal progetto dopo aver approfondito la vera storia di Dahomey. Alla vista di cotanta propaganda e revisionismo storico ha preferito realizzare un documentario per mostrare in modo più accurato la realtà del regno e il suo impatto sulle popolazioni limitrofe.
Ha cercato di limitare l'impatto della propaganda, e visto quanto il film ha floppato al botteghino probabilmente quel documentario è stato visto da più persone.
Le reazioni della critica e del pubblico
Nonostante le polemiche, The Woman King ha ottenuto recensioni generalmente positive da parte della critica, con molti che hanno lodato le interpretazioni degli attori e l’intensità delle sequenze d’azione. Il film ha ricevuto una nomination agli Oscar, confermando ogni dubbio su quanto siano corrotti i "recensori" e chi gestisce gli oscar al giorno d'oggi.
Conclusioni
A differenza di altri film che ho voluto vedere e recensire questo film non lo voglio nemmeno sentire nominare. Una vergognosa rappresentazione eroica di gente che andava dai loro vicini pacifici, gli stermina la famiglia, li rapiscono per venderli come schiavi o sacrificarli sull'altare non può trovare spazio in un contesto civile.
Una pellicola di pura propaganda, ecco cosa è.
Lettura molto interessante, che rimanda a fonti africane e di autori neri.
Per approfondire:
- Luce – La vera storia delle guerriere Agojie: analisi storica e culturale del regno di Dahomey e delle sue milizie femminili.
