Perché le produzioni Disney e Marvel stanno facendo schifo

Perché le produzioni Disney e Marvel, e non solo, stanno facendo schifo? Il testo che stai per leggere lo spiega: è frutto della penna, o meglio tastiera, di un mio fidatissimo amico. Si tratta di una persona che non solo ha studiato approfonditamente il tema ma ha una cultura generale molto vasta e una lunga esperienza nel giornalismo. Insomma certamente non sto a citare il primo rosario marcianò che passa.

 Bando alle ciance:


"Disclaimer: questo sarà un rant piuttosto lungo e privo di idee semplici, binarie e pre-confezionate, dunque vi toccherà ragionare. Spiaze.

In questi giorni, a meno che non abbiate vissuto sotto un masso, avrete notato un bel po’ di polemiche sui prodotti di intrattenimento di massa, dalla Sirenetta sud-sahariana al Signore degli Anelli con protagonista una Karen in sindrome pre-mestruale, passando da una She-Hulk sfigatissima scritta da un team di quarantenni sole e frustrate.

La domanda che sorge spontanea a chi osserva in maniera critica i media e prodotti audiovisivi (perdonatemi se mi interessa, mi ci sono persino laureato su ‘sta roba, pensate che coglione) è: ma perché? Perché realizzare prodotti così scadenti, divisivi, destinati al fallimento prima ancora della pubblicazione? Tralasciando gli Anelli del Potere, che meriterebbe un discorso a parte, mi interessa analizzare ciò che sta accadendo presso Disney-Marvel.

Premetto dicendo che non sono mai stato un fan né della Disney, né della Marvel. Ho sempre ritenuto la Disney la quintessenza del conservatorismo e del conformismo, oltre a uno dei volti più feroci del capitalismo. Per quanto riguarda i supereroi, diciamo che mi sono sempre sembrati un concetto vagamente fascistoide e molto yankee, in sostanza dei vigilanti con costumi buffi. Sì, la penso come il giornalista rompipalle de l’Uomo Ragno.

Fatta questa premessa, è interessante notare ciò che sta accadendo al reparto fumetti della Marvel, in seguito all’acquisizione da parte di Cthulu, ops, della Disney. La direzione creativa è in mano a quarantenni frustrate con evidenti complessi di inferiorità, le copertine sembrano quelle di Cosmopolitan, con palette sempre più sfumate e pastello, inadatte a un tratto dinamico e d’azione. Hanno persino assunto un giornalista esperto di moda, oltre ad aver fatto accordi commerciali con firme di moda. Ricordo che stiamo parlando di supereroi.

Quello su cui voglio soffermarmi, però, sono i nuovi “creativi”, il vero dramma. Autori presi da Twitter o Tumblr, senza esperienza, talento né competenze. Persone che scrivono storie terribili, dove gli eroi sono dei frustrati egoisti, più simili a dei villain, pronti a scatenarsi in verbosi predicozzi woke, dei palesi alter ego di questi autori. Gente che tutto dovrebbe fare, fuorché scrivere storie destinate a un grande pubblico, in particolare quello dei supereroi.

Disney non è la sola, praticamente tutte le grandi corporation si stanno affidando a gente simile.
Il motivo per cui queste persone vengono preferite ad autori competenti e con esperienza è molto semplice: costano poco e guadagnare da fumetti e serie TV non è una priorità al momento.
Ve lo spiego punto per punto: questa sottospecie di “autori” è fatta da scappati di casa, senza competenze, spesso appartenenti a minoranze, privi di esperienza e network ma soprattutto profondamente ideologizzati e con evidenti tratti narcisisti. 
È gente ben disposta a farsi sottopagare pur di riempire il proprio CV, poter inserire sé stessa nelle storie e propagandare la propria ideologia.

Basta cercare un po’ su Internet per trovare post e screenshot di questi “autori” che chiedono letteralmente l’elemosina ai fan, perché non riescono a pagare affitto e bollette. Giuro che non scherzo.
Negli Usa la chiamano la "Rule 22": assumere gente di 22 anni, pagarla 22k all'anno e farla lavorare 22 ore al giorno.

Questo non è un fenomeno completamente nuovo, nell’editoria esiste il cosiddetto vain publishing, che fa sostanzialmente la stessa cosa: monetizzare su narcisisti privi di talento. Anche nel giornalismo ho potuto constatare di persona dinamiche del tutto analoghe.
Ora, non sono uno psicologo e non sto neanche insinuando che tutte queste persone abbiano un disturbo narcisistico di personalità, ma è assodato che avere tratti (quantomeno) narcisisti sia una cosa molto diffusa tra autori e “attivisti”, soprattutto dell’area woke.

Ma arriviamo al punto che ci interessa: i soldi. Come fanno a monetizzare con storie illeggibili, disegnate e scritte malissimo, piene di idologie divisive che interessano solo a una minoranza di disagiati? Semplice: i fumetti e le serie Disney + non sono ciò che deve far soldi. Ciò che fa soldi sono i parchi a tema e i videogiochi. Le storie che escono su fumetti e serie servono solo a far conoscere personaggi che poi verranno ceduti in concessione (dietro lauto pagamento) a software house che realizzano videogiochi che già partono con personaggi molto conosciuti e che venderanno bene, a prescindere dalla qualità. Non mi credete? 

Date uno sguardo alle vendite dei giochi di Spiderman, di Disney Dreamlight Valley, di quanto hanno generato in microtransazione i giochi per mobile. Il grosso delle microtransazioni, ça va sans dire, serve a sbloccare personaggi dei vari multiversi, linee temporali etc. Ora, mi rendo conto che questo ragionamento può sembrare controintuitivo. 

Qualcuno potrebbe, giustamente, obiettare: ma non sarebbe meglio pubblicare roba fatta bene anche perché così si potrebbe giocare al rialzo nel momento in cui si va a contrattare la cessione dei diritti di sfruttamento alle software house? In un mondo ideale sì. Ma nel nostro, di mondo, tanto per cominciare degli autori bravi costano. Devi pagarli. Non è gente che lavora per un tozzo di pane e si accontenta di gonfiare il proprio ego e propagandare la propria ideologia. 

Poi entriamo in gioco noialtri. Ovvero, la massa. Ogni volta che la Disney decide di fare un numero tipo la Sirenetta Afro, o la DC che annuncia un fumetto col figlio di Superman gay, subito i media impazziscono e si tuffano felici nella cosa, col prevedibile vespaio di commenti inferociti da una parte e dall’altra. In altre parole, si crea engagement, se ne parla. E credetemi, se una cosa fa engagement non è così importante che piaccia. La puoi vendere perché è conosciuta.

In sostanza riescono la Disney ha creato un’industria che crea il nulla a costo (quasi) zero e lo vende a peso d’oro. Questo può farlo perché non riusciamo a trattenerci dal maledire la Sirenetta Afro sotto i commenti de la Repubblica, o a chiamare razzista chi lo fa, sentendoci immensamente superiori. Ma finendo ad essere sempre più poveri, divisi, arrabbiati, populisti e, soprattutto, lavorando gratis per gentaglia come la Disney.
Se siete realmente stanchi di questa merda ignoratela, sul serio. Non commentatela, non arrabbiatevi, non compratela.
Non fate come quegli "autori" da strapazzo che lavorano per due soldi pur gonfiarsi l'Ego."

A riprova di quanto ha sostenuto ecco il momento depressione:


2 commenti:

  1. > pronti a scatenarsi in verbosi predicozzi woke,

    Tutta quest roba è parte del fondamentalismo del pensiero unico politic##ente corretto.
    La Disney, su questo, è stata sempre in avanti nel peggio del peggio.
    Altro che fasssistoidi, sono arcobalenghi fino al midollo.
    Governare imponendo le caratteristiche delle minoranze a ciò che non lo è.

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    1. Fra cancel culture, razzismo e il resto delle loro psicosi direi che woke e fascismo hanno tantissimo in comune

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