I ristoratori incolpino solamente loro stessi

 I ristoratori, ormai da qualche anno e puntualmente per la stagione estiva, si lamentano che manca il personale e non trovano nessuno che accetti di lavorare per loro e ovviamente il nemico pubblico numero uno è il reddito di cittadinanza che a detta loro "i giovani preferiscono al lavoro".

Ora non vorrei ricredermi sul reddito di cittadinanza perché effettivamente è una porcheria messa su alla bell'è meglio e che poteva essere stato concepito cento volte meglio, e partendo da questo presupposto e ovviamente da conoscenze più o meno dirette del mondo del lavoro nella ristorazione che posso tranquillamente vedere le lacrime di coccodrillo dei ristoratori e cestinarle mentalmente praticamente tutte come baggianate senza senso. Tutto riassumibile in quattro comodi punti:

1) Il salario e le condizioni di lavoro: Per decenni il lavoro nella ristorazione è stato una giungla di sfruttamento al limite dello schiavismo. Conosco persone che hanno lavorato nel settore che ne raccontano di tutti i colori, fra cui il "vitto" composto da cibo tirato fuori dal bidone dell'umido della cucina e rifilato ai dipendenti oppure recuperato dal piatto dei clienti (che oggigiorno col covid prende sfumature ancora più disgustose), "alloggio" una cuccetta che nemmeno il cane da combattimento di un camorrista che fra l'altro funge da scusa de "visto che ci sei lavora" lasciandoti letteralmente si e no 7 ore di sonno e una per lavarti e defecare che altrimenti i clienti si lamentano. Per finire con salario e contratto firmato per un turno al giorno da cinque ore e poi finisce che ne fai dodici o tredici ovviamente con la paga da contratto. Quando il contratto ce l'hai.

2) Il costo della vita: nel mentre che gli allegri "datori di lavoro" hanno sfruttato i giovani loro hanno imparato anche a tirare la cinghia. Ma oggi se ti offrono stipendi miserabili da poche centinaia di euro, ottocento o novecento ma anche di meno a volte, dipende anche dalla zona, con quelli a momenti non ti ci paghi nemmeno la benzina che usi per andare a lavorare.

Rendiamoci conto: benzina aumentata a sproposito, bollette più che raddoppiate, costo della vita che galoppa e gli stipendi sono rimasti fermi a oltre trenta anni fa. Ma che dico fermi, sono addirittura scesi!
Ora prendendo in esame l'immagine gli stipendi medi in Italia sono scesi del 3% circa. Ora non dico di paragonarci a paesi come la Germania i cui stipendi sono aumentati di oltre il 33%, prendiamo in esame gli altri paesi sfigati come il nostro: Spagna, Portogallo e Grecia, i paesi che sono stati bastonati peggio con l'austerity. In Spagna oltre il 6%, in Portogallo quasi il 14% e Grecia addirittura 30%. Anche la Francia più 30%.
Noi siamo i coglioni che a fronte di un costo della vita ormai probabilmente quintuplicato rispetto a trent'anni fa abbiamo gli stipendi più bassi.
A fronte di tutto questo un giovane che di fronte ai costi sostenuti per andare a lavorare che coprono praticamente tutto quanto guadagnano cosa sceglierà mai?

3) Emigrazione: dopo i sopracitati decenni di sfruttamento molti giovani sono emigrati all'estero, e se sai parlare la lingua e hai delle qualifiche non te la passi nemmeno troppo male.

4) Le balle: se è vero che offrono stipendi da favola perché nessuno accetta? Ora non parliamo di quello che diceva che offriva 1400 euro al mese e poi si è scoperto che era lo stipendio lordo compreso di tredicesima, quattordicesima, TFR e gratifica natalizia perché sarebbe come sparare sulla croce rossa, il problema principale è: come è possibile che tutta questa gente con il reddito di cittadinanza rifiuti decine e decine di offerte di lavoro e non perdano il suddetto?


Nel corso degli anni pensano ad un posto particolarmente infame, per come tratta i dipendenti e che ad un certo punto smette anche di pagare i già magri stipendi, mi domandavo in continuazione: ma come fa a trovare sempre gente nuova?

Ecco, a quanto pare il giochino si sta rompendo e ora se la prendono con il reddito di cittadinanza.

Ma non è il RDC il problema, lo sappiamo praticamente tutti. Il problema sono loro.
Perché non si rivolgono ai centri per l'impiego? Alla terza offerta di lavoro rifiutata da un percettore di RDC lo perderebbe e questo costringerebbe sicuramente almeno alcuni ad accettare. Ma forse il problema è che passando per essi dovrebbero poi mettere in regola e offrire salari e orari di non schiavista memoria. Ma loro lo vorrebbero vedere abolire così da immetere nel mercato di lavoro abbastanza disperati da poter essere schiavizzati come feudatario da ristorante comanda.


Devo capire se i giornalisti incompetenti e prezzolati raccolgano le loro lacrime di coccodrillo tanto per fare un po' di cassa, se i ristoratori li stanno "consigliando" o se dietro c'è la volontà di far credere al cittadino medio che il RDC è il male incarnato così da far digerire meglio la sua probabile vicina cessazione.

Il colmo della pagliacciata, concedimi un ultimo paragrafo, sono quelli che parlano di "sacrifici", "mettersi in gioco" "fare gavetta" e altre immense boiate. Parla la generazione di quelli che andavano in pensione a 35 anni con 12 anni di lavoro, parla la generazione che aveva un potere di acquisto forse dieci o venti volte maggiore quello che hanno i giovani oggi. Ma soprattutto parla la generazione che ha messo su un sistema di merda di favoritismi, nepotismi e chi più ne ha più ne metta. Gente che la parola sacrificio manco la sa trovare nel dizionario.

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