Qualche mese fa partì una (giusta) polemica contro Gillette, rea di aver fatto fuoriuscire da qualche pertugio fetido una campagna pubblicitaria vergognosa che secondo loro era contro "la mascolinità tossica", ma che in realtà, a conti fatti, dipingeva l'uomo come l'origine di tutti i mali della società.
Sputare sul piatto in cui si mangia
Ovviamente loro, partendo dalle linee guida woke, erano convinti che il "pubblico moderno" fosse reale e non un'invenzione fittizia di una massa di amebe più ignoranti che imbecilli. Ma hanno fatto i conti senza l'oste.
E infatti a seguito della polemica, dopo qualche mese, sono venuti fuori i bilanci dell'azienda e questi geni "moderni" hanno fatto una brutta scoperta: hanno perso otto miliardi di dollari.
Cifre che per noi sono inimmaginabili, ma anche per un'azienda multinazionale così rinomata non sono di certo bruscolini: basti pensare che il loro valore attuale è di poco più di 19 miliardi.
Insomma, non li ha mandati a terra ma poco c'è mancato: un terzo del valore totale in perdite è veramente incredibile, e tutto per far contenti quattro scappati di casa ignoranti come zappe con i capelli viola e blu.
Otto miliardi in fumo
Questa perdita è divisa fra mancate vendite e un calo del valore delle azioni in borsa.
Il calo delle vendite è stato quello più pesante: 5 miliardi in meno, praticamente solo nel mercato USA e UK visto che da noi le campagne erano ancora rivolte ai "bomber".
Il calo di valore delle azioni per i rimanenti tre miliardi (circa 2 dollari in meno per ogni azione) ha fatto capire alla Gillette che dipingere gli uomini come pessimi educatori, schifosi, misogini e via discorrendo non è una buona strategia.
Specialmente se questi uomini sono la tua clientela STORICA.

Un declino annunciato
Questa campagna non è stata l'unica manifestazione "woke" della dirigenza dell'azienda.
Avevano pure fatto campagne pubblicitarie ridicole usando come modella una "sportiva" di 200 kg, che quando sono andato a vedere quella di sportivo non aveva che l'abbigliamento, di fatto promuovendo uno stato di totale rischio per la salute.
Pensa che salterebbe fuori se prendessero una anoressica di 25 kg dicendo "guarda come sta bene, quanto è felice, una vera icona!".
Go woke get broke, dicono negli USA, e più che un motto questa frase diventa sempre più una sentenza.
Retrofront!
Avendo rischiato di fare la fine di Victoria's Secret e della birra Bud hanno attivato l'ultimo neurone rimastogli funzionante e hanno fatto retrofront, benché probabilmente ancora stupefatti dal fatto che sputare fango sulla propria clientela non porta affatto dei benefici ma il contrario.
Le nuove campagne infatti sono incentrate su "promuovere esempi maschili positivi", come un pompiere personal trainer e via discorrendo. Sento ancora puzza di indottrinamento a dire il vero, ma per lo meno hanno capito che andare in giro a dire "maskio merda" porta delle conseguenze.
Non sono la maggioranza
Questi erano convinti che il "pubblico moderno" fosse veramente composto per la maggior parte da pigroni obesi indottrinati più ignoranti di una tavoletta del cesso spaccata che si tingono i capelli di viola perché vogliono distruggere la società.
Del resto i deliri di quella gente sono ovunque: accendi la TV e sparano le loro fisime, leggi un giornale e ci sono le loro fisime, ascolti musica e ci sono le loro fisime, guardi un film e ci sono le loro fisime mentali del ca***, adesso hanno inquinato anche i videogiochi con le loro fisime infami.
E continuano a perdere miliardi. Tutti. Ma quando vanno in fallimento?
Comunque avanti così, mai fruire di quelle schifezze, saremmo silenti ma siamo la maggioranza quasi totale.
Solo così questa ondata di fango che questi imbecilli vomitano sopra il "maschio" preferibilmente "bianco etero cis" si può fermare. Ma ti pare normale che i media, le aziende, le pubblicità, tutti dicano "il maschio fa schifo"?
Pensa il casino che verrebbe fuori a parti inverse.
Fonti e approfondimenti
- Il Post: La pubblicità di Gillette contro la mascolinità tossica qua ne parlano in maniera fin troppo positiva