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Elizabeth Arquinigo Pardo Licenziata perché attivista contro Salvini?

Leggo su Open l'intervista a Elizabeth Arquinigo Pardo che pare si sia scagliata più volte contro il decreto sicurezza e il ministro dell'interno che all'epoca lo ha voluto, cioè Matteo Salvini. Lamenta di aver perso il lavoro per questo suo "attivismo". Il tutto sollecitato a quanto pare da Salvini stesso, o comunque dal ministero dell'interno.
Leggo l'articolo e rimango perplesso, alcune cose non mi tornano o per lo meno avrei apprezzato approfondimenti.

Aumento anomalo di richieste

Elizabeth, di origine peruviana come facilmente intuibile dal nome, vive in Italia da oltre 18 anni (dettaglio non da poco) e ha lavorato come interprete per la questura di Milano, tramite una cooperativa che forniva traduttori. Nel febbraio 2019 il suo contratto è stato rescisso improvvisamente con la motivazione ufficiale di un "aumento anomalo delle richieste di asilo da parte di cittadini peruviani".

Non chiedetemi cosa significa, ma secondo Elizabeth il vero motivo del suo licenziamento è stato il suo attivismo politico.


Torniamo all'articolo di Open

Perché l'articolo inizia male, inizia molto male:
"è convinta di essere stata punita per il suo attivismo".

Prove? Dichiarazioni del ministero dell'interno? Nulla, non si sono preoccupati di verificare/approfondire. Avrei apprezzato più contesto e le dichiarazioni del ministero, così è proprio dar voce ad una campana senza nemmeno tentare di nasconderlo.

Continua l'articolo:
"... ha 28 anni e una domanda di cittadinanza che giace, impolverata, su qualche scrivania del ministero dell'Interno. Il decreto sicurezza di Matteo Salvini ha portato da due a quattro anni i tempi di attesa dell'esito della richiesta di cittadinanza. Un rallentamento che porta non pochi disagi a chi, come Elizabeth è cresciuta e ha studiato in Italia e aspetta con impazienza di essere riconosciuto come cittadino. La giovane - di origini peruviane, in Italia da 18 anni - ha criticato aspramente il decreto e il suo autore, Salvini. Al ministro dell'Interno, è arrivata a scrivere una lettera che poi è diventata un libro "

Ecco perché ho definito il suo stare qui da 18 anni un dettaglio non da poco, perché vorrei capire una cosa: in Italia da 18 anni e la cittadinanza non l'ha presa "per colpa" di un decreto entrato in vigore qualche mese prima? Questo scusatemi ma è un tirare per i capelli i fatti, che c'entra il decreto sicurezza se le leggi precedenti non l'hanno aiutata nemmeno prima?

Oppure perché non ha iniziato prima l'iter? Qua i conti non mi tornano, in 18 anni per quanto lento il processo sia è fattibilissimo, eppure sta lì a lamentarsi.

La legge permette di fare richiesta alla maggior età, significa che la signorina ha avuto ben 10 anni per fare questa richiesta prima che entrasse in vigore questo decreto, non parlo a vanvera.

Licenziamento politico?

Veniamo al "licenziamento politico": la signorina sostiene di essere stata definita "persona non più gradita" e che quel giorno stesso alla questura avevano fatto firmare ai suoi colleghi un documento in cui si chiedeva ai firmatari di non prendere posizioni politiche, di far parte di associazioni politiche o manifestazioni politiche.
Secondo lei questa è la chiara manifestazione del fatto che sia stata licenziata per motivi politici.

Ora, parlando di Questura, mi sembra una cosa alquanto logica quanto abbiano chiesto: se per i due poliziotti che, firmando ai gazebo della Lega in divisa, si sollevò un casino della madonna e i due ricevettero un richiamo ufficiale è perché non possono prendere una parte politica ma devono rappresentare i cittadini senza sé e senza ma.

Si può fare un discorso tanto diverso per la Questura, viste anche le sue funzioni di mantenere l'ordine pubblico? Anche per degli interpreti ma che comunque lavorano in quell'ambiente?
Non mi sembra molto tirata per i capelli questa cosa: lo stato deve rappresentare il cittadino qualsiasi idea abbia questo, se lo stato si schiera c'è già in partenza il rischio di discriminazione.

Era stata avvisata

Eh si, il suo "attivismo" (che concedetemi la licenza di dire la mia, questi sono spesso fastidiosi come poche altre cose al mondo) era stato già redarguito e definito "non gradito", ma lei ha continuato imperterrita. Dico, costava veramente tanto fermarsi qualche mese nel fare proselitismi visto che lavorava in un edificio pubblico?

La sentenza del tribunale: discriminazione o motivi operativi?

Poco tempo dopo il licenziamento il tribunale di Como ha stabilito che esso era discriminatorio, ma non per motivi politici, bensì per via della sua nazionalità.

Il giudice ha ritenuto che la Questura abbia chiesto la sua sostituzione solo perché era peruviana, in coincidenza con l’aumento delle richieste di asilo da parte di cittadini peruviani. Forse sospettavano fosse in atto un'operazione poco lecita e che da qualche parte ci fosse un basista?
Non lo so, ma la sentenza non ha confermato l’ipotesi di un licenziamento politico.

Ergo avevo ragione: quando qualcuno fa "attivismo" perfino pestare una cacca di cane per strada diventa motivo di urlare discriminazione.
E avevo ragione a sostenere che Open non ha fatto bene il suo lavoro di giornalismo, ma si è limitata a fare da cassa di risonanza alle dichiarazioni di chi quelle cacche le pesta un passo si e l'altro pure.

Fonte sulla sentenza: la provincia di como