Non ci sono i presupposti per inserire la carne rossa fra i cibi probabilmente cancerogeni

Lo sentite questo rumore in sottofondo? Questo eco infernale? Sono le grida dei (quattro) vegamerda rimasti che urlano al complotto. Eh si perché come da titolo una esperta ha analizzato diversi studi che vennero usati per dichiarare la carne rossa potenzialmente cancerogena e ha fatto una bella scoperta: non ci sono i presupposti per ritenerla tale...

Perché solo ora, a distanza di tre anni? Perché il paper completo, 500 pagine di mattone che Tolkien è breve e conciso a confronto, è uscito solo nelle scorse settimane.
Così l'esperta Sebastiana Failla ha analizzato il documento che si basava su 14 studi epidemiologici.


In origine gli studi erano 800, ma di questi solo 14 sono stati presi come attendibili, questo è un chiaro segno di quanto sostenuto da molti negli ultimi anni: gli studi epidemiologici sull'alimentazione sono difficilissimi da condurre perché le concause possono essere parecchie.

Insomma, partendo dal presupposto che gli studi condotti in modo scientifico possono essere fallaci figuriamoci quelli condotti a fallo di elefante morto (AHEM cina study AHEM), abbiamo per mano questi 14 studi. Cosa dicono questi?

Solo 7 studi, la metà, correlava l'eccessivo consumo di carni rosse al tumore al colon retto (e ricordo che si parlava di un aumento della possibilità di ammalarsi, non diventa una certezza come vogliono far credere certi decerebrati) gli altri sette non lo correlano.
Inoltre viene messa in dubbio anche l'utilità di quegli studi che correlano le due cose, perché si parla di consumi di carne nettamente superiori a quello pro capite nostrano, di carni diverse (la qualità del nostro cibo è imbattibile, specie se confrontato con quello americano, lo dice la ricercatrice stessa che "alleviamo gli animali in modo da non far sviluppare sostanze dannose nella loro carne") e di cottura.



Insomma, non ci sarebbero i presupposti per inserirla fra i probabilmente cancerogeni, perché si parla di un abuso sostanzioso di cui fra l'altro non si conosce l'entità (100 grammi in più rispetto cosa? Di cotto o di crudo? Servono ulteriori ricerche), di cotture errate (temperature troppo alte che creano quella sostanza nociva in tutti gli alimenti) e di qualità infima della stessa (Merica fuck yeah).
Questo ovviamente non significa che da domani possiamo prendere e abbuffarci di carne rossa dalla mattina alla sera, il problema del dosaggio rimane (e del resto il troppo stroppia sempre) e anche quello di fare una dieta il più equilibrata possibile.

Gira e rigira tutto questo lo sapevamo già, ma a quanto pare la situazione è ancora meno nera di quanto avevamo intuito (noi, i vegamerda sono ancora convinti che ad annusare la carne ti esploda la testa).

Mi aspetto i forbiti testi vegardi a screditare questa storia perché "nelli ospetali non ci sone vekani" e altre cazzate smentibili in dieci secondi da medici e infermieri che raccontano di vegani nei reparti oncologici incazzati neri perché la loro dieta non li ha protetti.
Fonte

Immagino che gli insaccati però rimangano come prima, perché il troppo sale e alcuni conservanti (che da noi, nuovamente, sono presenti in quantità molto inferiori) la rendono meno salubre. Ma anche in questo caso è la dose a fare il veleno, quindi è sufficiente non esagerare.

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