Pene più dure: Rocco Siffredi nudo per gli animalisti

Nel 2015 Rocco Siffredi si è prestato per la campagna animalista "pene più dure", con l'ovvio e lampante doppio senso che afferrerebbe perfino un omertoso. Aveva già partecipato in passato a campagne contro l'abbandono degli animali con slogan ormai storici come "se l'abbandoni ti in***o".

D'accordo contro l'abbandono, ma non con il metodo

Le campagne contro l'abbandono degli animali in precedenza erano anche condivisibili, e lo sono tutt'ora visto che da ogni punto di vista il gesto è infame, vigliacco, traditore e stupido.

Tradire così un animale che ha fiducia totale nel padrone è un atto ripugnante, volgare stupido e va pure a peggiorare il fenomeno del randagismo. Insomma su questo punto sono assolutamente d'accordo con l'intento.

Insomma le campagne del passato erano mosse mediatiche giuste, se sopra le righe, che hanno fatto parlare e colpito la gente. Ma stavolta devo proprio dire che l'hanno fatta veramente grossa. E non mi riferisco alla verga di Rocco, ma alla campagna in sé.

Rocco Siffredi nudo per gli animalisti

Una campagna troppo volgare

Per quanto io sia contrario al maltrattamento animale, nonostante la diffamazione "animalista" nei miei riguardi dica il contrario, devo proprio dire che stavolta c'è poco di condivisibile con questa campagna.

In passato si trattava di un testimonial e di un gioco di parole, o direttamente allusioni, che potevano far anche soffrire. Ma questa volta hanno cannato tutti, con Rocco semplicemente messo lì nudo col batacchio al vento e un gioco di parole che non è nemmeno divertente.

Se la campagna si limita al membro di Rocco allora ha un grosso problema di fondo, non c'è un messaggio valido che colpisce chi legge. E' solo un doppio senso con un volto noto sullo sfondo.

Nemmeno tutti gli animalisti hanno apprezzato

Non sono l'unico a pensarla così:
Perfino Enrico Rizzi, all'epoca facente parte del PAE oggi non lo so, ha riconosciuto questa campagna come una buffonata fine a sé stessa, e parliamo di un animalista convinto fino all'osso.

Anche "Sbarella", semisconosciuta blogger vegana animalista convintissima, che solitamente ha idee diametralmente opposte alle mie ha salutato l'iniziativa come una iniziativa discutibile. E mi domando perché non riconosca anche il resto delle boiate come... boiate appunto, visto anche il modo in cui si è contraddetta recentemente ma meglio non divagare.

Una richiesta necessaria?

Al di là della facciata della campagna, forse almeno le richieste sono valide?

Non credo esista la necessità di una campagna contro i maltrattamenti di animali: le leggi ci sono già, e non sono affatto lievi: multa da 5 mila a 30 mila euro e reclusione da 3 fino a 18 mesi, con un aggravio del 50% se a seguito dei maltrattamenti l'animale muore.

Perché inasprire pene già così severe? Inoltre non mi risulta ci sia una escalation di maltrattamenti di animali tali da giustificare una simile campagna. Ad essere maliziosi si potrebbe pensare ad una mera raccolta fondi, ma noi ci fidiamo di loro, giusto?
Insomma, siamo di fronte all'ennesima iniziativa che sembra campata per aria giusto per ricordare alla gente che certe associazioni esistono e di sborsare un po' di quattrini.

Come sono cambiate le campagne

Negli ultimi anni, scrivo nel 2025 questo aggiornamento, le campagne animaliste hanno abbandonato il sensazionalismo spinto e il doppio senso da bar per puntare su narrazioni più emotive, visive e scientificamente fondate.

Oggi si parla di empatia, neurobiologia animale, impatto ambientale e responsabilità sociale, con video che mostrano animali salvati, testimonianze di veterinari e dati concreti. Le immagini shock non sono sparite, ma sono contestualizzate, e il messaggio non si regge più solo su un volto noto o su uno slogan provocatorio.

Anche le collaborazioni con influencer e personaggi pubblici sono diventate più sobrie: non si punta più sulla nudità o sullo scandalo, ma sulla credibilità e sull’impegno reale. In sintesi, si è passati da “colpire per far parlare” a “raccontare per far capire” — e forse è proprio questo il salto di qualità che mancava alla campagna di Rocco.

La campagna ha fatto rumore, sì, ma come un petardo in una stanza vuota. Nessuna riforma, nessun cambiamento. Solo un altro slogan che ha lasciato il tempo che trova.

Dagospia: articolo parla della campagna, attenzione ci sono le foto di Rocco denudato
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Fabrizio Leone
Blogger da oltre 15 anni, faccio del mio meglio per diffondere fatti e non fallacie logiche o punti di vista polarizzati e distorti. In Sociologia i media sono definiti "il quarto potere" e a ben donde: le notizie plasmano l'opinione pubblica e molti abusano di questa dinamica.