Euro o lira?

Quanti di noi non hanno mai auspicato un ritorno alla lira? Effettivamente per chi non ha studiato macro e micro economia l'entrata in vigore della moneta unica puà essere vista come disastrosa. Effettivamente lo è stata, ma per ben altri motivi!

Il motivo principale è stata la speculazione selvaggia che trova spazio sono in paesi di "furbi" che non fanno altro che pensare di metterlo nel didietro degli altri.
Quale è stato il colpo di genio? Fare il rapporto 1 euro mille lire, così per un bel periodo hanno guadagnato il DOPPIO del normale.
Lo stato è intervenuto? No, forse perchè molti politici e parlamentari sono proprietari di immobili, supermercati, banche e tutte quelle attività che ne hanno tratto profitto.
In questa maniera hanno catapultato in orbita l'inflazione, danneggiando l'economia a lungo termine.

Ma a parte questo effetto dovuto alla mentalità italiana, unica nel mondo (per fortuna), l'euro non ha colpe.

Anzi.
Se non fossimo entrati nell'euro probabilmente gli effetti sarebbero stati ben peggiori di quello che è accaduto.
Infatti vogliamo mettere il valore della liretta in confronto all'euro? E vogliamo mettere la crescita spaventosa del valore di quella moneta? E la lira avrebbe sicuramente perso valore.
Pensandoci bene l'euro è nato con un valore quasi uguale a quello del dollaro, cioè 1 a 1,1 circa. Poi la sua crescita lo ha portato ad avere un rapporto di 1 a 1,5 circa.
Il che significa che per un buon periodo l'euro ha guadagnato il 40% del suo valore.
La lira, se fosse ancora esistita, avrebbe sicuramente perso quotazione, schiacciata fra dollari ed euro nessuno ci avrebbe mai investito, trend che andava avandi ormai da molto tempo del resto.
Quindi dalle 2 mila lire circa iniziali, per comprare un euro sarebbero servite 3 mila lire, contando anche una svalutazione della lira.
L'italia importa la maggior parte dell'energia elettrica da altri paesi europei, come la Francia. Prendiamo come esempio una bolletta elettrica ipotetica di 50 euro mensili. Se ci fosse stata la lira si sarebbe pagato 150 mila lire, come minimo, invece delle circa 100 odierne (i salari sono rimasti pressochè invariati).
E il carburante?
Ora un litro di bensina costa circa 1,40 euro, in lire? Circa cinquemila, ma potrebbe essere ben peggiore, infatti ora si sta comprando con un cambio di valuta a FAVORE, cioè lo si paga di MENO.

L'inflazione in questa maniera sarebbe schizzata alle orbite siderali.
Infatti fra petrolio ed energia TUTTI i prezzi sarebbero saliti quindi c'era ben poco da sperare nell'agevolazione dell'export, perchè i prezzi non sarebbero rimasti affatto competitivi.

Questo significa che se si fosse tenuta la lira si sarebbe stati più poveri di due terzi (e guardate che credo di essere stato abbastanza ottimista in questo testo), invece che della metà. E quel 50% di povertà non è neanche dovuto alla moneta in se, ma all'uso CRIMINALE che ne è stato fatto.

Cosa fare quando si sente gente parlare di ritorno alla lira?
Nel caso dei politici andrebbero mandati subito a LAVORARE o STUDIARE, lontano dai posti che occupano. Nel caso di normali cittadini che non sanno nulla di economia basta indirizzarli ad informarsi maggiormente sulla faccenda.
Nel caso di complottisti o di finti guru che spargono falsità appositamente per tornaconto personale ci vorrebbe una bella condanna ai lavori forzati, così da fargli capire come se li guadagna i soldi la maggior parte della gente.

Avete sentito qualche strampalata teoria sul ritorno della lira e dei suoi benefici? Sarei curioso di sentire quelle vaccate, quindi ogni segnalazione è più che benvenuta.

Per ora è tutto

22 commenti:

  1. questo post mette su una diversa luce la faccenda.
    è facile dire che è colpa dell euro e non cercare il vero problema

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  2. E' il problema della società moderna: si cercano capri espiatori.
    E succede molto più spesso di quanto si pensi.
    Un esempio sono stati cinema e musica, additati di essere la causa della violenza giovanile...

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  3. Lo stato è intervenuto? No, forse perchè molti politici e parlamentari sono proprietari di immobili, supermercati, banche e tutte quelle attività che ne hanno tratto profitto.

    Lo stato non poteva intervenire per il semplice motivo che siamo in un'economia di mercato, per cui i prezzi sono (salve rarissime eccezioni) liberi. Detto in altri termini: non esiste alcuna norma di legge che vieti di poter aumentare finché si vuole i prezzi di quanto si vende.
    Ad evitare che ciò avvenga interviene, appunto, il mercato: chi dovesse praticare un prezzo più basso, di fronte ad aumenti generalizzati, risulterebbe vincente.

    Giusto dire che "è colpa dell'euro" non vuol dire niente, però bisogna porsi due domande:
    - come mai l'aumento introdotto l'euro sarebbe avvenuto solo in Italia?
    - come mia è stato generalizzato (vedi legge di mercato)?

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  4. Io credo che in casi eccezzionali come questo qualcosa si poteva fare.
    Per esempio fare dei procedimenti per TRUFFA, visto che si vendeva al doppio del prezzo facendo una conversione 1 a 1000 quindi traendo in inganno parecchie persone, sopratutto gli anziani.

    E' stato generalizzato perchè credo che in un paese con un altissimo tasso di evasori fiscali molti non si facciano scrupoli, costringendo anche gli altri ad adeguarsi

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  5. Truffa non credo proprio che sia il reato del caso.

    In tutti i casi, ho precisato prima che o il venditore "taroccava" il cambio euro/lira, sostenendo che il prezzo (più alto) in euro era uguale a quello (più basso) in lire, o esistendo il libero mercato ogni venditore è libero di aumentare quanto vuole e quante volte vuole. Semmai la legge vieta il contrario, ovvero l'eccessivo ribasso dei prezzi, ragion per cui si deve specificare quando si vende sotto costo, altrimenti s'incappa in concorrenza sleale.

    In realtà ci sarebbe un caso in cui l'aumento dei prezzi è perseguibile, ed è il caso del cartello, ovvero quando più venditori si mettono d'accordo per fissare tutti uno stesso prezzo (inevitabilmente più alto di quello "di mercato"). Però bisogna dimostrare che questo accordo ci sia stato (valgono anche prove desuntive, ché nessuno è tanto idiota da lasciare pezzi di carta per accordi del genere). E si tratta di una pratica che è credibile possa essere fatta per grandi realtà mentre per i piccoli commercianti è credibile solo se si limita lo spazio d'azione al loro ristretto territorio di competenza.
    Nel senso: è credibile che possa esserci un accordo se i televisori al plasma costino in tutta Italia 2.000 euro (sparo cifre a caso), assolutamente non credibile che ci possa essere un cartello se le pere costino 2 euro al chilo in tutti i fruttivendoli di tutta Italia, mentre diverrebbe credibile se tale prezzo fosse presente solo in un quartiere.

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  6. Il cambio non era taroccato in maniera evidente, ma faceva leva sul fatto che le persone non fossero abituate a quella moneta, sopratutto gli anziani.
    Io la vedo come truffa.
    Se mi si presenta davanti un rispettabile investitore rinomato io sono più propenso a fidarmi di lui per la sua fama. Se si scopre che il tizio non è quel fidato professionista ma un'altra persona quasi omonima che sfrutta l'inganno del nome per prendersi i soldi della gente questi verrà arrestato per truffa.

    Allo stesso modo vedo lo spacciare un euro per mille lire invece di DUE mila lire.

    Un mio zio ha una azienda agricola, coltiva nelle serre. Un anno sono arrivati i carabinieri a chiedere il motivo di un costo molto elevato delle melanzane.
    Perchè ai poveracci è impedito fare il prezzo di libero mercato e a quella gentaglia truffatrice si?

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  7. Sono abbastanza d’accordo con te sul fatto che l’euro sia una delle cause principali di questa situazione che ha danneggiato e sta tuttora danneggiando la classe medio-bassa. Del resto, è facile sostenere che il problema non è della nuova moneta ma dell’uso e abuso che se ne è fatto e se ne fa (con particolare riferimento al cambio euro/lira) ma non credo sia sempre corretto. Un esempio: da domani chiunque potrebbe essere autorizzato per legge a comprare e portare con me un’arma…per legittima difesa ed è assolutamente chiaro che se io uccido una persona per strada perché mi ha fottuto il parcheggio la responsabilità è mia, ma è anche vero che “buttare nella mischia” milioni di persone in questo modo inevitabilmente crea problemi di questo tipo, e pure tanti!

    E se è vero che nel libero mercato i prezzi li fanno domanda e offerta e solo un eventuale cartello potrebbe essere considerato fuorilegge, è anche vero che mai come ora e in nessun altro posto come nel ns paese la situazione è sfuggita di mano e alla grande. I cartelli per la formazione dei prezzi esistono da decenni e lo stato lo sa; gli approfittatori ci sono sempre stati e lo stato sa anche questo. I prezzi sono stati volontariamente, forzosamente e criminalmente aumentati troppo e troppo in fretta, motivo per cui non ci sarebbe stato alcun errore né danneggiamento dell’ordine socio-economico nell’intervento dello stato.

    Peraltro, anche in una situazione di libero mercato l’intervento dello stato non solo è previsto ma, talvolta, perfino auspicabile. Certo, normalmente il tutto avverrebbe con politiche fiscali adeguate o interventi sull’import-export, ma nulla vieta (allo stato, mica pizzi e fichi!!) di intervenire per calmierare VERAMENTE una situazione critica come quella causata dall’euro nell’ultimo decennio. Che senso ha recriminare oggi sulla crisi e l’incremento del 50/60% della disoccupazione quando le aziende che causano questa disoccupazione chiudono i battenti perché la gente non si può più permettere di sostenere la domanda del passato a causa della sproporzione tra l’aumento dei prezzi e quello dei salari? Non è forse vero che in genere è chi sta agli estremi della filiera che spesso ci rimette? Mai sentito dire che i produttori sono con l’acqua alla gola perché, causa crisi oggi e altri motivi quando non c’è la crisi, sono costretti a vendere a prezzi stracciati altrimenti non vendono? E l’utente finale che potere ha? Non comprare, che so io, la pasta, il pane, la carne, la verdura, la frutta perché troppo care? Cazzo, oggi come oggi potessi vivere d’aria sarei un signore! Posso rivolgermi ad altri commercianti per avere prezzi più bassi? Si certo, come no…

    SEGUE...

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  8. Troppo spesso ho sentito il discorso relativo al fatto che le tasse e il petrolio hanno causato, in gran parte, gli ultimi rialzi che, talvolta, sono stati dell’ordine del 50/100 e anche 200%... bè ma allora, se io pago il caffè (di cui si faceva l’esempio sopra) 85/90 cts che, rispetto alle 1500 lire di una volta, evidenzia un incremento del 9/10% in 10 anni, come è possibile che altri prodotti (e io avevo già fatto l’es della carne nell’altro articolo) invece sono stati portati alle stelle? Forse che i produttori/grossisti/commercianti di caffè (e qualche altro prodotto, anche se sempre più raro, sic!) non pagano le tasse e il caffè lo raccolgono in casa non servendosi quindi di alcun trasporto??

    Lo stato avrebbe potuto e dovuto intervenire con una regolamentazione chiara e trasparente e con sanzioni dure per i trasgressori. Un esempio (lo faccio io che lavoro nel settore economico-finanziario da due decenni ma di queste cose non ne capisco un granché, possibile che un’idea buona sul serio non sia venuta ai guru dell’economia? O Forse NON E’ VOLUTA?)? Una semplicissima fascia di oscillazione dei prezzi max-min ancorata all’inflazione e sviluppata su percentuali flessibili ma con livelli limite il cui superamento, possibile, per carità, permesso solo di fronte ad autorizzazione successiva ad una legale richiesta agli organismi economici di controllo da parte delle categorie di produttori e/o commercianti. Insomma, se la pasta in due anni invece di aumentare del 5/6% mi aumenta del 40%...ne vogliamo spiegare i motivi, legalmente riconosciuti dallo stato, al consumatore? Così, magari, il consumatore chiede allo stato e alle aziende, visto che l’italiano medio ha una dieta basata per il 25/30% sulla pasta, come diavolo è possibile che il proprio stipendio, invece, è restato al palo e, soprattutto, se entro i prossimi 2/3 anni sarà costretto a mangiare riso (proveniente dalla cina) invece che pasta?

    Ciao

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  9. Purtroppo l'italia è il paese dei cachi.
    Una repubblica delle banane.
    E purtroppo chi ci abita sembrano essere delle scimmie contente della situazione che hanno contribuito a creare

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  10. Un mio zio ha una azienda agricola, coltiva nelle serre. Un anno sono arrivati i carabinieri a chiedere il motivo di un costo molto elevato delle melanzane.
    Perchè ai poveracci è impedito fare il prezzo di libero mercato e a quella gentaglia truffatrice si?


    Scusa, perché poi gli hanno impedito di fare il prezzo che voleva?

    Se ben ricordo l'intervento dei carabinieri a monitorare ai prezzi era nell'ottica delle misure che "facevano capo" a Mister prezzi. Ma è chiaro che era un'operazione che non poteva andare da nessuna parte giacché, ripeto, nessuna legge fissa un tetto agli aumenti dei prezzi.

    Fra l'altro, a prescindere da "aumenti volontari" del prezzo, non è che questi aumentino di pari passo gli uni cogli altri. Qui sopra si è ripreso l'esempio del caffè (che in realtà avevo fatto proprio come esempio di "aumento gratuito", ma tant'è): per rimanere ai casi miei personali, da che è entrato l'euro a quando mia madre ha chiuso bottega (2009) il pane fresco non è aumentato di un centesimo, mentre il latte fresco è schizzato alle stelle. Trattasi entrambi di prodotti alimentari di prima necessità (o quasi), nello stesso periodo e nella stessa zona, eppure hanno avuto andamenti diversi. Ma non che ci si debba stupire: ogni prodotto ha una propria vita (anche economica) che ne influenzano i prezzi, non sempre per fattori legati alla logica (pensate anche alla "moda alimentare" o legata a certe diete, che aumentano la domanda di certi alimenti). Non scordiamoci che i prodotti alimentari sono soggetti agli umori di madre natura: basta qualche tempestata e un raccolto d'uva va a pallino, diminuendo l'offerta ed aumentando i prezzi ad uguale domanda.

    La soluzione di calmierare i prezzi (sia in forma rigida - fissare un prezzo immutabile - sia in forma elastica - una fascia di oscillazione) può rivelarsi controproducente, se fatta male. Innanzitutto se viene imposta al solo dettagliante, lascia quest'ultimo esposto agli aumenti dei prezzi dei suoi fornitori (liberi di fissarlo a loro piacimento), per cui potrebbe maturare la decisione di non vendere più il prodotto calmierato, se gli diventa infruttuoso (nessuno mi obbliga a vendere un prodotto se non mi rende). Per evitare questo o lo stato inizia a vendere egli stesso il prodotto calmierato (quand'ero piccolo esistevano gli "spacci comunali") o indennizza il commerciante per la differenza fra prezzo calmierato e prezzo "di mercato libero". Ma è chiaro che con entrambe le soluzioni il costo ricadrebbe sulla collettività comunque.

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  11. Un appunto veloce sul prezzo del caffè: se tutti gli altri prodotti avessero avuto una “fiammata” nei prezzi del 7/8/9% da un giorno all’altro per effetto del cambio e poi si fossero adagiati su quei valori per i successivi 8 anni, come è successo al caffè, io e molti altri ne saremmo felici, ti assicuro.

    Per il discorso del pane, che dal 2009 ad oggi il pane non è aumentato di 1 cts lo dici tu e ne prendo atto, ma la coldiretti, sia in un comunicato di febbraio/marzo che in uno di agosto, non ne è molto convinta.

    Riprendo una tua frase sopra: “La soluzione di calmierare i prezzi (sia in forma rigida - fissare un prezzo immutabile - sia in forma elastica - una fascia di oscillazione) può rivelarsi controproducente, se fatta male”. Scusami, ma quante sono le soluzioni che, fatte male, si rivelano produttive ed efficaci? Intendevo dire che si sarebbe dovuta prendere una decisione in merito ma “fatta bene”. Certo, lo scopri solo dopo se poteva essere migliore o meno ma, almeno, qualcosa si è fatto e correzioni in corsa sono sempre possibili. Inoltre, non credo che siano tutti incapaci, economisti e addetti ai lavori: se non sanno prendere una contromisura efficace per queste situazioni andassero in fabbrica a sudare un po’ come fanno milioni di persone per 1200 euro al mese.

    Penso poi che una fascia di oscillazione dei prezzi “imposta” non potrà mai riguardare solo i dettaglianti. Come potrebbe il grossista o il produttore mantenere un prezzo elevato quando il dettagliante (e in tal caso, fortunatamente e per forza di cose) non gli compra più il prodotto?

    “”Per evitare questo o lo stato inizia a vendere egli stesso il prodotto calmierato (quand'ero piccolo esistevano gli "spacci comunali") o indennizza il commerciante per la differenza fra prezzo calmierato e prezzo "di mercato libero".”” Assolutamente no, qui non si sta parlando di prezzo politico o altro simile. Stavo parlando di una fascia di oscillazione per gli aumenti volontari da parte dei commercianti (che regolerebbe anche, poi, la legge del libero mercato) e di aumenti di qualsiasi entità in qualsiasi momento (anche del 100% se necessario) ma solo dopo averne avuto l’autorizzazione legale e averne comunicato le motivazioni a chi di dovere e, indirettamente, ai consumatori.

    SEGUE...

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  12. Circa tre anni fa uscì un articolo che denunciava un fatto increscioso, qui dalle mie parti (nord italia): il giorno prima un tipo di pane (non ricordo il nome) venduto a confezioni costava un certo prezzo, il giorno dopo il 75% in più (al kg ovviamente). Scandalo? Bè, oddio, forse un po’ troppo, almeno per me. Ma lo scandalo vero fu un altro, riportato diversi giorni dopo sullo stesso giornale locale: il giornalista fece il giro dei negozianti che vendevano quel tipo di pane e notò, devo dire senza grande sorpresa a mio parere, che TUTTI quelli della zona avevano aumentato, negli stessi giorni, quel tipo di pane tra il 60 e l’80%. Strano, vero? Forse che il mercato, cioè i consumatori, nel nome del libero mercato, avesse deciso che quel tipo di pane, confezionato in quel modo, da un giorno all’altro meritava di essere acquistato al 75% in più, aumentandone la domanda a dismisura?? Mah, di fatto, nonostante l’indignazione e qualche articolo del giornale con conseguente denuncia dell’unione consumatori, quel prezzo restò tale e quale. Spiegazioni tante, scuse nessuna, prezzi invariati. Se anche non avessero aumentato nei successivi tre anni, cioè fino ai giorni nostri, potrebbero forse essere in perdita su quel prodotto? Certo, oggigiorno tutto è possibile, a mio avviso però credo sia difficile.

    Mi sta bene anche il fatto di madre natura e gli effetti sui prodotti alimentari ecc. Di fatto, però, da anni e anni sento dire: ha piovuto poco, rincaro dei prezzi dell’ortofrutta…ha piovuto troppo, rincari ecc ecc. Troppo caldo, troppo freddo, troppa acqua o poca acqua, troppi insetti dannosi, troppo vento, temperature fuori stagione e prodotti scarsi….sempre e comunque aumento dei prezzi. Poi capita anche di sentir dire: ottima annata per l’uva, il che significa vino ottimo e in ottima quantità. Prezzi al ribasso? No, diamine, se il vino è meglio del solito allora prezzi alti, eheh!
    Poi sento sempre anche dire: stanziati tot milioni per gli agricoltori dagli organi competenti italiani…stanziati tot milioni dalla comunità europea…. Quindi:

    gli stanziamenti li danno agli agricoltori in quanto categoria protetta o favorita, perché sono più belli degli operai e impiegati, oppure perché possano compensare eventuali problematiche a cui tipicamente va incontro chi fa un certo tipo di mestiere?

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  13. I carabinieri non gli hanno impedito nulla perchè c'era una ragione valida dietro l'aumento del prezzo: cioè il raccolto era stato misero quell'anno.

    Ma quello che mi chiedo è questo: perchè se un contadino aumenta il prezzo in modo legittimo arrivano i carabinieri a fare domande mentre se i miliardari speculano con aumenti del 100% senza motivo apparente li si lascia fare?

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  14. Dispenser, agli agricoltori danno qualche aiutino perchè da decenni vendono con guadagni risicatissimi, da qualche anno in perdita.
    Mentre il latte aumenta a vista d'occhio il suo prezzo l'allevatore di contro guadagna sempre meno.
    E' tutta speculazione selvaggia.
    E questa speculazione non la si può lasciar fare.
    Il lassez faire è stato dimostrato inefficace già da molti decenni

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  15. PalleQuadre, che i prezzi del produttore siano bassi non ho dubbi, che, alla fine, in un modo o in un altro, guadagnino niente non sono per niente d'accordo. Tu hai uno zio agricoltore e puoi dire se fa la fame o vive bene; da parte mia, vivendo in campagna, di agricoltori e allevatori ne conosco direttamente almeno 4 e indirettamente una ventina e ti posso dire che uno di questi, senza dilungarmi troppo anche sugli altri, lo conosco benissimo (200 vacche da latte e qualche maiale/pollo ad uso famigliare e per i vicini) visto che uno dei quattro figli ha lavorato con me per due anni, due decenni fa, in una banca. Ora lavorano tutti (4 figli più il padre) da 15 anni e oltre insieme, tutti sposati e le mogli a casa, tre hanno figli, tutti hanno la casa propria (tutte rigorosamente costruite su terreni agricoli comprati dal padre). Sai quanto costa in meno un terreno agricolo rispetto ad uno edificabile? E quanto sono gli oneri comunali ecc che si risparmiano? Fai due conti, poi se non vuoi conteggiarli come maggior reddito vedi tu, io lo farei. E gli altri agricoltori nella mia zona a me non sembrano molto peggio, rispetto a questi che conosco da vicino.

    Non tutti sono così ben messi? Come del resto in ogni settore. Quando la seta, per svariati motivi, ha cominciato a non rendere più come prima i più capaci/fortunati (serve tutto) si sono ampliati e hanno convertito in parte o tutta la loro attività primaria e oggi sopravvivono e guadagnano bene, a differenza dell'80% delle aziende che hanno chiuso i battenti nell'arco di 25 anni circa. Se avessero pigliato, vita natural durante, soldi dallo stato e dall’europa, forse la maggior parte sarebbero ancora qui oggi, ma non ne hanno beneficiato.

    In diversi paesi europei, olanda e belgio in primis, quando l'agricoltore ha cominciato ad avere problemi, lo hanno aiutato con delle sovvenzioni statali a tempo: finite quelle erano già stati avvisati che si trattava di un'attività che da sola non poteva dare sostentamento alla famiglia, se fatta senza industrializzazione. Quindi? La maggior parte di loro si è adattata a farlo come lavoro complementare, altri hanno mandato i famigliari a lavorare, altri hanno cambiato lavoro. Prova a vedere quanto costano i contadini e gli allevatori in germania, francia, olanda, belgio e altri ancora e poi quanto costano da noi.

    Preciso: avessi la possibilità andrei di corsa a fare l'allevatore/contadino, da una vita è una mia aspirazione, ma non a livello industriale, chiaramente. Ma sai, tra l'altro, a quanta normativa (non solo sanitaria e di sicurezza) e burocrazia vai incontro? Per non parlare del resto. Quindi, come diceva mia nonna, se il tuo lavoro diventa un costo non lo fai più, semplicemente perché non puoi permettertelo, non perché non ne vale la pena. Se lo continui a fare....si, vabbè la passione, ma quella mica ti mette il pane in tavola.

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  16. Mio zio lavora 12 ore al giorno per riuscire ad avere uno stipendio decente.
    Lavora molto di più lui nei campi dei suoi operai.

    Certo sicuramente non se la passa molto male, ma i soldi se li guadagna.

    Stessa cosa per altre persone che conosco e hanno una fattoria: si fanno il mazzo.

    Invece i distributori guadagnano molto di più stando seduti in uffici lussuosi

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  17. Sono d'accordo con te sul fatto che un contadino lavora sodo, ma non è l'unico. Se vuoi ti presento qualche decina di persone che quando fanno 10 ore invece di 8 per almeno metà del mese lavorativo si portano a casa ancora MENO di uno stipendio decente. E devono tirarci fuori i sodi per la benzina, il parcheggio, il panino e acqua del pranzo in un bar ecc ecc. E pure loro la schiena ce l'hanno rotta, solo che non hanno ancora messo da parte i soldi per dare l'acconto per una casa propria.

    Se bastasse lavorare sodo per fare i soldi i milionari a questo mondo sarebbero molti di più.

    La mia domanda era un'altra. Se agli agricoltori danno soldi perchè non incassano abbastanza, per vivere decentemente, con la vendita dei loro prodotti, com'è che poi, oltre a mangiare e pagare le bollette, si fanno spesso più di una casa? E ponendo anche che sia giusto perchè loro lavorano sodo, questo significa che un operaio di 30 anni con un mutuo da pagare e due figli da mantenere non necessita di aiuti perchè 1200/1300 euro sono fin troppi?

    Mah! Rispetto la tua opinione, ma la mia idea di equità sociale è tutt'altra cosa.

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  18. Ti posso parlare di migliaia di agricoltori sardi schiacciati dai debiti e che si sono visti messi all'asta tutti i loro averi?
    Hai sentito della protesta dei pastori che sta fiammeggiando ancora?

    Gli esempi che fai tu sono di aziende che vanno avanti da decenni. Mettere su un'azienda agricola con centinaia di capi, campi coltivati e tutto il resto non costa quanto una casa.
    Che i terreni agricoli costino meno di quelli edificabili c'entra poco, visto che loro devono avere centinaia di ettari di terreno.

    Inoltre se comprano la casa a tutti i figli è facile che quei figli abbiano lavorato sodo in azienda.

    Di contro c'è gente che compra l'appartamento a figli che non hanno fatto una sega per meritarsela.

    E comunque paragonare operai e agricoltori è sbagliato, perchè sono categorie di gente che la prende sempre in culo.

    A parità di investimento un agricoltore guadagna molto meno di un industriale, che spende 1200 euro a notte a porto cervo, altro che casa ai figli che se la guadagnano

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  19. Di gente schiacciata dai debiti ce n'è tanta, e sono sicuro che se andiamo a categorie non sono gli agricoltori messi peggio.

    Che i figli di papà si trovino la casa e la macchina e le ferie pagate succede, ma che c'entra col discorso? Io purtroppo sono figlio di operai, i miei nonni erano uno contadino e uno muratore e a dire il vero, per ammissione degli stessi, alla fine il nonno muratore si è fatto due volte il mazzo di quello contadino, ma se fossi stato figlio di papà casa auto e ferie le avrei accettate, eccome se le avrei accettate...e mica avrei fatto del male a qualcuno. Devo dire, però, che in base alla mia esperienza pure essere figlio di un contadino significherebbe casa pagata e, forse, pure auto, in molti casi.

    E se è sbagliato paragonare operai a contadini, che c'azzeccano i contadini con gli industriali? Un amico d'infanzia ha ereditato l'azienda dal padre, si, un figlio di papà direi. Aveva 17 dipendenti, ora dopo 13 anni ne ha 52 o 53 e lui lavora più di 12 ore al giorno, ti assicuro: io il venerdi sera vado al calcetto con gli amici e lui non può; il martedi sera tennis o partitella sul campetto a 7 ma lui non ce la fa mai. Inoltre, a differenza di un contadino, le sue + di 12 ore al giorno non conoscono estate o inverno, pioggia o sole, caldo o freddo. Ho letto che parli di investimenti e loro resa: alla fine del 2009 questo mio amico ha investito 1,4 milioni nell'azienda (utensileria) prendendone a prestito 850 mila dalle banche. Con quello ha ritirato 2 negozi di piccole dimensioni in provincia e assunto 8 dipendenti. Ora, alla luce di quanto hai detto, cosa dovrebbe sperare di ottenere, come resa, da un debito di tale portata e con alle spalle la responsabilità di 52 persone 8 delle quali assunte anche grazie a questi debiti? Qualche kg di frumento in più?

    Inoltre io sono abituato a parlare coi numeri, nel senso che centinaia di ettari non mi dicono granchè. Io ho fatto un esmpio reale: una piccola azienda agricola con 200 vacche da latte e qualche animale per la famiglia e il vicinato: 5 famiglie ci vivono e senza avere chissà quanta terra, vedi tu! E certo che i figli ci lavorano, ci mancherebbe altro. Uno di loro stava con me in banca e guadagnava, oltre 15 anni fa, circa 2 milioni di lire, mica erano merda allora!

    Io faccio lavoro impiegatizio e vengo da una famiglia di operai ma non mi va di mettere al muro nessuna categoria di lavoratori, a prescindere o a priori. In ogni posto e categoria di persone ci può essere del positivo e del negativo. Per quanto mi riguarda gli industriali non sono il diavolo e i contadini non sono santi: dico solo che non si piange se non ce n'è motivo, altrimenti la gente si incazza poi.

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  20. Non hai capito bene.
    Non parlo di figli di papà, ma di case e macchine dal lavoro di UNA sola persona e case e macchine dal lavoro di MOLTE persone.
    Se lavorano i figli nell'azienda significa che non si devono prendere operai esterni e che i soldi bene o male restano in casa.

    Non stavo neanche mettendo al muro nessuno, semplicemente ci sono certi industriali che con lo stesso investimento hanno guadagnato molto di più di contadini e allevatori, ma era solo per sottolineare che non navigano nell'oro come potrebbe sembrare.

    Mio zio per investimenti di centinaia di migliaia di euro porta a casa si e no 2 mila euro al mese, forse qualcosa in più.
    Un imprenditore in altri campi probabilmente guadagna di più

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  21. perche non tassano il calcio?
    milioni e milioni di euro utilizzati per uno sport
    un divertimento
    ed una parte d'italia povera senza lavoro
    non arriva a meta mese
    come si può
    un popolo di ........
    invece di fare una rivoluzione!!!!!!!!!

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  22. Non so che tassazione sia vigente sugli stipendi e sugli introiti del mondo calcistico a dire il vero...
    Sicuramente visto la mole di denaro che circola in quel ambito, c'è evasione e qualcosa di losco, ma se ci sono tassazioni un pò troppo agevolate questo non lo so

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