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L'incapacità manifesta dei pubblicitari nostrani

L'incapacità manifesta dei pubblicitari nostrani, che ci ricoprono di spot inefficaci molesti, sta crescendo a vista d'occhio. Il risultato è che la pubblicità italiana è fastidiosa. Dicono sia l'anima del commercio e fin qui è ok, ma non è ok spappolare i marroni al pubblico!

Fastidio e promesse campate per aria

Questi pubblicitari, che non so da quale scuola vengono fuori ma o non hanno capito niente o gli hanno insegnato malissimo, applicano per filo e per segno in modo tarato e cieco tutte le nozioni che ai corsi di marketing hanno provato a spiegargli, creando solamente spot che irritano.

Ovviamente il fastidio scaturisce anche dal fatto che, secondo i "pubblicitari", ogni cianfrusaglia che vogliono vendere ti faccia conquistare decine di migliaia di belle ragazze che nemmeno l'harem di Saladino ai tempi d'oro.

Sul serio: ormai tantissimi spot pubblicitari vogliono farti sentire bello, apprezzato, playboy.
Pochissime pubblicità che ti facciano sorridere o divertire.
I pochissimi esempi che mi vengono in mente di pubblicità "pulite" recenti sono solo quella dell'acqua briorossa e "A splendid Story of Chance" della Chanel. La seconda è molto carina da vedere: una ragazza carina e pulita come ormai non se ne vedono più (la cantante Angèle) che semplicemente si comporta da persona normale. Nessuna volgarità né nel trucco, né nel vestiario della ragazza e men che meno nel comportamento e gesti. Una rarità ormai. Non ho preso soldi per parlarne, anche perché sicuramente Chanel non sa nemmeno che questo sito esiste.

Quella della Briorossa è una pubblicità italiana molto semplice, ma come prima: è pulita e non cerca di farti sentire Cristo sceso in terra per aver speso 2 euro in un prodotto.

Nozioni imparate male e applicate peggio

Torniamo a quello che hanno imparato i pubblicitari, che già partono nello svantaggio di aver capito male e procedono pure ad applicarlo anche peggio.

Una di queste nozioni deturpate è che una persona deve sentir parlare di un prodotto, servizio o azienda per sette volte prima che si decida a comprare.
Adesso so già che hai capito bene e stai pensando, come me, che significa che si deve pubblicizzare per più tempo e con più mezzi: giornali, radio, televisione, cartelloni pubblicitari e così via. Così una persona vedendo la pubblicità diverse volte diventa un potenziale cliente perché si abitua e "familiarizza" con il prodotto e ragiona se comprarlo.

Ma non è lo stesso per i simpatici "pubblicitari". Loro non arrivano a cotanto Everest mentale e si fermano alla fossa settica compiendo la genialata:

Fanno pubblicità in cui ripetono il nome del prodotto o dell'azienda anche per decine di volte tutte insieme! Poco gli importa se nel processo stanno sfrangiando i marroni allo spettatore che nemmeno la santa inquisizione dopo una carestia.

Ma come si fa a pensare che ripetere un nome trecento volte in dieci secondi convinca qualcuno a comprare?

Marketing pubblicitario meno rumoroso dei pescivendoli

Richiami sonori come fossimo in una battuta di caccia


Altra genialata in voga fra questi cervelli liofilizzati c'è quella di usare rumori fortissimi e improvvisi in modo da attirare l'attenzione del pubblico. Roba che se stai mangiando mezzo distratto ti fa venire un colpo e per poco le penne all'arrabbiata non ti vanno di traverso.

Vogliono vendere qualcosa o stanno partecipando ad una battuta di caccia con i richiami?

Un po' come le pubblicità di Celentano, che hanno un volume assordante rispetto qualsiasi altra cosa, roba che ti fanno saltare dalla sedia. Per fortuna che dopo il flop di Adrian si è un po' vergognato e passa le giornate a giocare a briscola.

Incredibile come riescano a trovare nuovi e sempre più efficaci modi di rompere i marroni piuttosto di inventarsi qualcosa di utile.

Non paghi hanno pure peggiorato la cosa, inserendo il fastidio distillato ben 3 volte durante lo spot, così da piallarti la pazienza più volte invece che una sola, forse convinti che la soglia di attenzione dell'italiano medio è di mezzo secondo. Che in caso di uso prolungato di TikTok potrebbe anche essere realtà.

Evidentemente non vendevano e invece di capire di aver creato un abominio e cambiare rotta hanno calcato ulteriormente la mano. Dei geni veramente.

Fallimenti del marketing italiano

L'ho visto con i miei occhi! Questi personaggi festeggiano in pompa magna ogni volta che le loro tecniche di "marketing" distorte spingono la gente a lamentarsi pubblicamente del fastidio arrecato dalla televisione!

Non è che capiscono di aver rotto oltre ogni possibilità di riparazione i marroni, che il loro è marketing che allontana i clienti. No ci vorrebbe troppa materia grigia per arrivare a tanto.
Quelli festeggiano! Addirittura cercano di smerciare il loro manifesto fallimento come un gran successo, e si danno le pacche sulle spalle a vicenda e prendono nota su come "fare il botto".

Il botto dei marroni che, dopo essere stati gonfiati troppo, finiscono con l'esplodere.
Tanto le vittime siamo noi mica loro! Non so se si comportano così per mascherare la loro incapacità manifesta o sono genuinamente convinti che se la gente si lamenta della loro miserabile scusa di una pubblicità è tutta "esposizione gratuita".

Regola numero uno del marketing: non infastidire il potenziale acquirente


E quando qualcuno gli fa notare che se una pubblicità infastidisce il marchio viene preso in antipatia e non lo si compra nemmeno sotto coercizione, loro fanno appello alla loro autorità di "laureati in materia" per fugare "magistralmente" ogni dubbio sulla questione con una massima tanto breve quanto efficace: L'importante è che se ne parli!

Efficace a smascherare la loro totale incapacità nel marketing!

Oppure vogliono farmi credere che non sa di cosa parla nemmeno nemmeno Philip Kotler, il PADRE del marketing, che in uno dei suoi libri, Il marketing dalla A alla Z (che ho letto tutto), afferma in modo inequivocabile di NON creare fastidio nelle persone, altrimenti quando si troveranno di fronte al tuo prodotto (come al supermercato) lo assoceranno al fastidio e non lo compreranno.

Che incredibilmente è proprio quello che io e la gente continua a sostenere, ma i "pubblicitari" luminari la sanno lunghissima! Mica gliela si fa a loro!

Però scusate se mi fido di più di uno stimato esperto di marketing, che lo ha praticamente inventato, più di un rospo che mi fa sentire 300 mila volta una parola in 5 seondi o mi mette  l'allarme di 'stoca*** così mi giro di scatto per vedere cosa sta succedendo.

Libero di scegliere!


E lasciamo perdere il fatto che hanno scoperto che in psicologia lasciare la libertà di scelta influenza molto più la persona rispetto al "consigliarla" o peggio farle percepire pressione o obbligo. Da allora le pubblicità, praticamente tutte, ti esortano a "scegliere".
Scegli il mio olio, scegli la mia televisione, libero di scegliere, la scelta libera.

La libertà di tirare fuori un po' di originalità però dove l'hanno lasciata? Nel curriculum pieno di "successi" fastidiosi?

Fateci caso fra l'altro che ormai molte pubblicità nemmeno ti dicono più cosa stanno pubblicizzando.
Capita che vedo uno spot e mi domando "cosa c**** stavano vendendo?", talmente sono concentrati sulle tecniche di lavaggio del cervello che si scordano che devono descriverti il prodotto in qualche maniera.

Conclusione


Il fenomeno qualche anno fa era più accentuato, forse a furia di "grandi successi" si sono accorti che le vendite erano calate sotto ai piedi e hanno licenziato qualche "luminare del marketing italiano".
Finché questi "professionisti" si laureano per corrispondenza al CEPU con voti pure bassi ci toccherà sorbirci tali manfrine, l'unica opzione è appunto non comprare i prodotti pubblicizzati in quel modo.

Magari così lo capiscono, perfino loro!

Commenti

  1. in italia più o meno funziona così: il creativo fa tre proposte, una standard niente di eccezionale ma che rispetta le regole della comunicazione, una brutta infarcita di stereotipi e spesso senza un senso compiuto e infine una bella, a volte geniale e innovativa. La prima viene scartata, la seconda è quella che sceglie il cliente, la terza è quella che il creativo mette in portfolio :)

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    1. Errori simili le grandi aziende non dovrebbero farli... son cazzate che ti aspetteresti dall'aziendina o negozietto di quartiere, non da pezzi grossi.
      E sorge la domanda sul come siano diventati pezzi grossi se non capiscono una sega di nulla...

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  2. Se la pubblicità è l'anima del commercio, allora il commercio stesso è destinato a marcire nel più infimo dei gironi infernali.

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    1. Verissimo! Se gli italiani continuano con la loro solita linea (su tutti i fronti, non solo degli spot) affonderanno molto velocemente. Il declino è già in corso da anni

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  3. Si vede che non sei mai stato in un'agenzia di comunicazione.
    Il cliente arriva e ti dice che vuole uno spot pubblicitario, dopo di che parla per ore, nel peggiore delle ipotesi ti fornisce una bozza di story (da cui poi estrarre lo spot) e aspetta le tue proposte. Il creativo ne fa due, una concettuale, una interessante, e poi fa la story del cliente, che sceglierà quella, e dirà: "però si deve capire che sono io, quindi metti il marchio qua e qua, e la tipa potrebbe dire il nome del prodotto con voce sensuale, e poi l marchio alla fine deve essere bello grande! Oh e poi bisogna che metti qualche musica bella forte, perchè la gente abbassa il volume e altrimenti non si sente. Deve spaccare questo spot"
    Al che tu esegui, specificando più volte, anche per iscritto, che il cliente spenderebbe meglio i suoi soldi su quotidiani o web ed uno spot diverso. Lo spot va in onda, il cliente sente le lamentele e dice: "Almeno se ne parla, hai visto quanto se ne parla?" Ed il creativo si staccherebbe una mano ma non lo fa perchè deve pagare la bolletta.
    Molti degli spot televisivi, in Italia, sono prodotti da agenzie di comunicazione d'oltreoceano, e sono rari i clienti che accettano i consigli del loro creativo...

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    1. E chi era il demente che era venuto da me a dire "vuol dire che huehuehue stiame faccende bene!11"?
      In ogni caso, che sia di agenzia o il ciente stesso, chi pepara quelle minchiate è un cretino

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. @verme

    Sostituisci "Italia" con "Europa" e sottoscrivo al 100% (il resto del mondo non lo conosco, quindi non lo giudico).

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  6. Tipica mentalita' dell'industriale con la fabbrichetta....i consulenti li pago perche' facciano come dico io!

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  7. Non farmi dire che io faccio il consulente per aziende enormi.....salvo pochi casi, la mentalita' e' quella, perche in fondo sono aziende padronali cresciute troppo per essere gestite come tali.
    ti pagano solo perché' un terzo "indipendente" ratifichi quello che vogliono, non per seguirne i consigli.... e poi ci chiediamo perche a un certo punto debbano vendere agli stranieri

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    1. Poi ci stupiamo che chiedono soldi allo stato per stare a galla...

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