giovedì 4 gennaio 2018

Irrational World: Preludio

Giusto per coprire la compatibilità della maggior parte dei dispositivi rendo l'anteprima del libro "Indagine Fatale" disponibile anche qui nel blog, fruibile perfino dalle calcolatrici Casio del 1980:


Irrational world:
Preludio

Introduzione:

Correva l'anno 2040 e ormai il mondo intero era precipitato nel caos. Nel bel paese, come in quasi tutti i paesi del mondo, il potere era detenuto dai complottisti. Rabbia, ignoranza e irrazionalità dilagavano.
Ma dietro le quinte agivano i Pineali, una organizzazione semi-mistica che gestiva i servizi segreti, la polizia segreta chiamata semplicemente Polizia Pineale e gli invasati agenti Quarzati.

L'organizzazione era gestita da poco più di venti individui, tutti chiamati come antiche divinità rifacendosi alle teorie mistiche della ghiandola pineale. Sostenevano di aver risvegliato il terzo occhio e di aver acquisito poteri inimmaginabili, e con quei poteri agivano nell'ombra detenendo un potere che nemmeno i governi si sarebbero mai sognati.

Ma erano tanto potenti quanto cauti e finirono con il notare con sospetto una serie di eventi che avrebbe sconvolto numerose vittime.



Un pericolo inaspettato

Uno squillo particolare squarciò il silenzio della notte, facendo svegliare di soprassalto l'uomo che fino un secondo prima dormiva come un sasso.
La sua mano cercò affannosamente l'interruttore dell'abat jour sul comodino, mentre quello strano squillo continuava furiosamente a molestargli le orecchie. Finalmente l'uomo riuscì ad accendere la luce, ma ne rimase accecato per diversi istanti.
Il telefono continuava a non dargli tregua:
“Maledetti affari infernali... di chi è stata l'idea di farli squillare così spesso?!” imprecò fra sé mentre cercava di abituarsi alla luce.

Con un occhio semichiuso riuscì a vedere l'ora sulla radiosveglia: erano le tre del mattino.
La luce illuminava il telefono che squillava in quel modo così particolare: era sicuramente un modello unico, o una serie molto limitata, perché la sua forma era rotondeggiante con un lato piano, dove aveva sede la cornetta in vecchio stile, agganciata “all'antica” a due lunghe aste metalliche che partono dal telefono. Sul telefono mancava il classico tastierino numerico.
Sullo strano telefono era solo disegnato l'occhio di Ra, simbolo fra gli altri della ghiandola pineale.
L'uomo alzò la cornetta, una voce secca e risoluta diede ordini perentori:

“Vieni nella grande sala il prima possibile.”
“Che sta succedendo?” domandò l'uomo ancora assonnato.
“Verrai informato in sede, ora non c'è tempo”.
L'uomo dall'altra parte della cornetta mise subito giù senza troppi fronzoli.

Lo sconosciuto appena svegliato si tolse le coperte di dosso e si mise a sedere sul letto, puntò il dito contro l'occhio di Ra e iniziò a muoverlo in modo preciso e metodico:
“Unus, quinque, novem, quattuor.” disse sottovoce ogni volta che il dito si fermava su un punto preciso dell'occhio di Ra.
La cornetta iniziò ad emettere il classico suono di libero che emettono i telefoni durante una chiamata, ma anche in questo caso accelerato del doppio, forse stava telefonando ad un altro apparecchio come il suo o forse si trattava di una linea speciale.
Mentre attendeva risposta l'uomo iniziò a premere affannosamente un pulsante sul muro.
Risposero al telefono:

“Osiride!” esclamò lui.
“Perché mi telefoni? Non perdere tempo, anche tu devi andare alla grande sala!”
“Sai cosa sta succedendo? Non mi hanno detto nulla...”
“A me hanno detto ben poco, hanno solo detto 'Dioniso aveva ragione', ma non so nient'altro.”
“Allora ci avevo visto giusto, qualcuno sta cercando di toglierci il potere!”
“Non lo sappiamo ancora, potrebbe essere solo politica.”
L'uomo mise giù di fretta senza aggiungere altro, lasciando Dioniso pensieroso con ancora la cornetta in mano.

Entrò nella stanza un uomo che dall'aspetto doveva essere appena stato svegliato.
“Si signore” disse appena dentro.
“Che fai, non bussi?”
“Scusi signore, pensavo fosse un'emergenza signore.”
“Si lo è, portami le vesti sacre e il copricapo cornuto.”
“Subito signore!”
L'uomo fece per andarsene e Dioniso iniziò a “comporre” un altro numero.
“Unum, septem...”
Ma l'uomo tornò dentro:
“Le sacre vesti da cerimonia o quelle divine signore?”
“Cosa?”
Il maggiordomo si accorse di aver interrotto lo strano rito per far funzionare il telefono:
“Mi scusi signore, non volevo disturbare il telefono pineale signore.”
“Macché disturbare... non sei stupido, avrai capito che questa è tutta scena per impressionare gli ignoranti...”
Il maggiordomo rimase in silenzio per un istante.
“Si signore, l'avevo capito. In realtà è un normale touch con i numeri posti diversamente dal solito. Ma non volevo offenderla signore.”
La cornetta iniziò a dare segnale libero e Dioniso si girò verso il maggiordomo:
“E scommetto che saresti anche in grado di utilizzarlo... ora vai, prendi quello da cerimonia che non abbiamo alcun cittadino da impressionare... però il copricapo prendilo lo stesso.”
L'uomo si allontanò con passo svelto e in quel momento risposero al telefono:
“Dioniso...”
“Come fai a saperlo?”
“Sei l'unico che quando riceve ordine di precipitarsi senza spiegazioni inizia a telefonare a tutti gli altri per raccogliere informazioni...”
“Allora già sai che non mi è stato detto nulla.”
“Certo, hai già sentito Ra?”
“No, solo Osiride.”
“Allora non sai proprio nulla ancora... d'accordo ti dirò qualcosa: sta succedendo qualcosa di grosso e i nostri fratelli sono molto preoccupati. La situazione potrebbe essere pericolosa per noi tutti e dobbiamo preparare un piano per difenderci.”
“Dannazione Krishna, è peggio di quanto pensassi!”
“Hai avuto una buona intuizione ,ma non hai colpito a pieno nel segno, ora parto che sono già pronto.”

Krishna mise giù, in quel momento tornò il maggiordomo di Dioniso con in mano una lunga veste viola adornata con l'occhio di Ra in tutte le finiture e con uno strano copricapo.
Senza dire nulla Dioniso si alzò dal letto, tolse velocemente il pigiama e si avvicinò al maggiordomo, lui preparò la veste e aiutò il padrone ad indossarla, poi corse fuori.
Dioniso mise lo strano copricapo cornuto sulla testa, ma poi ci ripensò e lo tolse. Quello strano elmo era fatto di bronzo e copriva tutta la calotta cranica e lo spazio fra le sopracciglia in cui aveva due piccoli corni, il più grande proprio in mezzo agli occhi, poco più sopra un secondo leggermente più piccolo.

L'uomo uscì dalla sua camera tenendo l'elmo in mano e percorse un lungo corridoio buio attraversato da un tappeto che attutiva il rumore dei suoi passi, arrivò ad una grande scalinata in pregiato marmo di carrara e la scese, il rumore dei suoi passi divenne assordante nel silenzio della notte:
“Ma quando arriva quel nuovo tappeto?” rimuginò l'uomo mentre il rumore dei suoi mocassini rimbombavano per la stanza.
La porta d'ingresso era rimasta aperta ed il freddo umido della notte entrava all'interno con prepotenza. Uscì e chiuse la porta dietro di sé, di fronte la scalinata d'ingresso c'era una macchina nera in moto guidata dal maggiordomo.
Dioniso salì in macchina e questa partì. Uscito dal cancello della villa si diresse verso un grande palazzo dall'architettura molto particolare:
Al centro un edificio che ricordava i templi buddisti antichi, circondato però non da altre piccole torri ma da piramidi. Tutte le piramidi avevano l'occhio di Ra dipinto sopra, doveva trattarsi del quartier generale dei Pineali.

La macchina si fermò di fronte un casello, una decina di agenti armati di tutto punto presiedevano l'entrata nel complesso mentre altri gruppi pattugliavano il perimetro sia dall'esterno che dall'interno. Telecamere di sorveglianza che coprivano ogni singolo centimetro quadrato della strada e dei muri. Impossibile passare di nascosto.

Dioniso scese dalla macchina, si avvicinò all'agente che si trovava all'interno del casello, questo gli fece una scansione delle impronte digitali, della retina, del timbro di voce e chissà quanto altro facendogli perdere troppo tempo. Durante le scansioni l'uomo guardava l'orologio in continuazione.
Finito di esaminarlo l'agente allungò la mano, Dioniso gli diede un documento in pelle, simile ad un passaporto, e l'agente lo controllò scrupolosamente.
“L'autista?”
“Un mio fidato collaboratore.”
“Non l'ho mai visto prima, è registrato?”
“Si, certo... è qui sin da quando ci sono io.”
“Bene... lo abbiamo trovato. Potete passare.”

Dioniso tornò in macchina che entrò nel complesso.
Ai lati della strada interna erano presenti numerosi postazioni fisse con mitragliatrici pesanti spianate e sacchi di sabbia per la copertura. Più che un tempio sembrava di entrare in un presidio militare in tempo di guerra.

Arrivati all'entrata Dioniso scese dalla macchina, si avvicinò al finestrino del guidatore e si chinò:
“Tu aspettami nella dependance degli ospiti, non dovrei metterci troppo.”
“Si signore, le occorre altro signore?”
“In caso ti chiamo io, rilassati e fatti una dormita tu che puoi.”

Dioniso salì le immense scalinate ed entrò nel tempio.
L'aria interna al tempio odorava fortemente di vari incensi, a volte dagli aromi difficili da riconoscere, il pavimento in marmo lucido e numerose statue di varie divinità antiche greche, romane e indù erano le uniche cose che si notavano, a parte la scalinata e qualche colonna.
Di fronte le scale un piccolo pilastro con incastonato un bastone in bronzo con due serpenti che si intrecciano su di esso, in cima una sorta di pigna. Pare simboleggi la ghiandola pineale, simbolo dei moderni servizi segreti creati dal Signor Nò attraverso pressioni non meglio precisate e che ormai deteneva fin troppo potere sul paese.

Salite le scale c'era un pesante portone in legno, su una targhetta c'era scritto “La sacra Gande Sala Pineale”. Dioniso fece un respiro profondo e poi aprì le pesanti ante:
Entrò in una enorme sala circolare, circondata da colonne stile greco da cui cadevano pesanti drappi raffiguranti diverse divinità antiche, al centro un tavolo rotondo con incisa l'effige dell'occhio di Ra attorno cui sedevano numerose persone, tutte vestite con lo stesso abito cerimoniale che indossava Dioniso.

Alla sua vista il capotavola, direttamente di fronte lui anche se lontano, si accigliò in una espressione irosa:
“IL SACRO COPRICAPO!” urlò indicando il proprio, che presentava ben quattro piccoli corni.
Forse stavano ad indicare il grado di chi lo indossava.
Dioniso non aveva ancora messo in testa il copricapo:
“È una riunione privata, no? Che senso ha questa pagliacciata?”
“Devi seguire alla lettera i dettami del circolo Pineale! Devono essere per te naturali come respirare, altrimenti la solennità delle nostre cerimonie ne andrebbe a perdere!”
Dioniso a quel punto mise in testa il copricapo cornuto borbottando fra sé:
“Sembra proprio che Ra abbia un bastone di Ra ficcato su per il culo...”
“Cosa hai detto?”
“Nulla, recitavo solo il mantra dell'indossamento...”

Dioniso si diresse al suo posto, sullo scranno in legno c'era inciso proprio il suo nome, o almeno il nome che aveva all'interno del Circolo.
Una volta seduto non perse tempo:
“Allora, ditemi cosa sta succedendo.”
“Succede che avevi ragione, anche se in parte.” rispose Ra, il capo del Circolo “Qualcuno sta uccidendo numerosi cittadini e non sappiamo il motivo.”
“Certo che avevo ragione, la situazione era troppo strana già da diverso tempo.”
“No la situazione appariva normale.” rispose una donna a fianco a Ra sul cui scranno era inciso Iside “del resto è quello a cui abbiamo mirato e vogliamo mantenere. È stato un certo episodio a farcela apparire da un punto di vista differente, forse un punto di vista più simile al tuo che sei arrivato da poco...”
“Cosa è successo?”
“Uno dei miei collaboratori ha assistito ad uno di quegli incidenti per puro caso.”
“Cosa aspetti, racconta!” la esortò con impazienza Osiride.
“Nonostante il Circolo non avesse dato troppo peso alle parole di Dioniso ho deciso di indagare privatamente su questi episodi...”
Venne interrotta da Ra:
“Stai per caso formulando delle accuse verso il Circolo ed il suo operato!?”
Intervenne Dioniso:
“Non siamo noi tutti il Circolo? Come può il Circolo attaccare sé stesso?” poi aggiunse a voce bassa “e fatti una camomilla...”
“INSOLENZA!” urlò Ra alzandosi dallo scranno e sbattendo la mano contro il tavolo.
“Non ho formulato un bel nulla, e lasciatemi finire!” sbottò Iside interrompendo il litigio fra i due.
“Ho voluto indagare personalmente per togliere ogni ombra di dubbio sulla faccenda, non per dare contro o a favore di nessuno. Così ho inviato il mio migliore collaboratore sul luogo dell'ultimo episodio...” venne interrotta da Dioniso:
“A Milano, giusto?”
“Si, a Milano... non fece in tempo a raggiungere il luogo del misfatto che a poca distanza assistette a qualcosa che definire sospetto è molto riduttivo.”
“Che cosa?”
“Piovevano persone.”
“Cosa!?” dissero tutti i presenti in coro, come se la loro reazione fosse stata coreografata.
“Dai palazzi cadeva un numero impressionante di persone. Senza urla, senza rumore. Guardò in cima ai palazzi e li vide buttarsi uno a uno, volontariamente.”
“Impossibile!” disse Osiride ancora sconvolto, Dioniso ascoltava con attenzione.
“Purtroppo no. Salì sulla cima del palazzo più vicino a lui e capì perché la gente si stava suicidando in massa: un cartello li invitava a farlo.”
Dioniso stranito si guardò attorno stupefatto scrutando i volti dei suoi colleghi, tutti ebbero la sua stessa reazione, poi si rivolse a Iside:
“D'accordo abbiamo fatto in modo di rendere la popolazione più stupida e ignorante di prima per poterla controllare senza intoppi...”
“NOI lo abbiamo fatto, tu non hai fatto nulla ancora.” lo interruppe un uomo, seduto alla sinistra di Ra, sul cui scranno era inciso il nome Seth.
“Grazie per la precisazione... ma non cambia il discorso: è un comportamento troppo stupido anche per la cittadinanza soggetta al programma 'agnello mite'. Chi si butterebbe da un palazzo solo perché gli dici buttati? Un adepto fanatico di una setta forse, sotto ordine del suo guru, ma nessun altro! Questo non ha senso!”
“Non c'era scritto semplicemente di buttarsi, c'era scritto 'bungee jumping omeopatico'. In pratica è bastato poco per convincere i cittadini che l'elastico era invisibile e ultraleggero perché omeopatico... non si sono buttati pensando di ammazzarsi, ma pensavano di divertirsi.” precisò Iside.
Dioniso rimase attonito:
“Allora mi devo correggere, la gente è veramente diventata tanto stupida...”
“E così deve rimanere!” tuonò Ra “Ma temiamo che questi omicidi possano destabilizzare il nostro potere!”
“E come, potrebbe essere la solita lotta politica... lasciate che i politici si spolpino fra di loro convinti di ottenere il potere...” disse in modo poco coinvolto Krishna mentre controllava le unghie della mano “mmm forse devo rifare la manicure...”
“Ed è qui che ti sbagli.” disse Iside “Dopo aver ripristinato l'ordine nella zona il mio collaboratore è sceso dal palazzo, e per strada la gente non faceva che parlare di come non ci si potesse più fidare delle informazioni ufficiali.”
I Pineali si dipinsero un'espressione seria in volto.
“Ci troviamo di fronte un evento che non pensavamo si potesse mai presentare: le informazioni ufficiali sono le nostre, e rischiamo di perdere il controllo delle masse se qualcuno si propone come l'alternativa che il potere boicotta! Il cuore stesso del 'Agnello Mite' si sta trasformando nella nostra debolezza!”
“Sapendo questo non possiamo più ignorare la faccenda” disse Ra “e dobbiamo assolutamente porre fine a questi incidenti, siano essi molto frequenti come sostiene Dioniso o siano più rari. Dobbiamo mantenere il controllo sulla popolazione, a tutti i costi.”
“Semplice, basta individuare l'autore del cartello!” disse Osiride.
“Ci avevo già pensato ovviamente...” rispose Iside “Dopo due settimane di indagini in cui abbiamo ricostruito tutti i movimenti nelle strade e nei palazzi, interrogando il personale di un hotel e gli impiegati di diverse aziende, non siamo riusciti ad individuare l'autore.”
“Come è possibile!” sbottò un paffuto uomo pelato dalla bassa statura che rispondeva al nome di Bacco, fino a quel momento rimasto in silenzio “hanno usato tecnologie mimetiche sconosciute anche a noi?”
“No, escluso. Ma non abbiamo trovato nulla di sospetto. Nessun colpevole, nessun infiltrato, nessun movimento fuori dalla routine. Tutto nella norma. L'autore è un fantasma.”
“Avete provato con la macchina della verità?” domandò Krishna.
“Sarebbe impossibile interrogare tutte quelle centinaia di persone in poco tempo, ci vorrebbero mesi e un dispendio di risorse incalcolabile...” disse Dioniso.
“Oh si... ci abbiamo provato. Anzi, lo abbiamo proprio fatto: per due settimane, mettendo in campo due centinaia di agenti della polizia segreta e altrettanti Quarzati, abbiamo esaminato tutto lo staff del hotel e tutti i dipendenti delle aziende collocate nei palazzi interessati all'episodio, compresi tutti i clienti del hotel presenti quel giorno e anche quello precedente. In pratica tutte le persone che hanno avuto accesso al tetto di alcuni dei palazzi.”
“Solo loro?” domandò Bacco.
“Certo, erano gli unici che non potevano destare sospetti muovendosi nei palazzi, gli unici a non essere fuori posto... Nessuno è risultato colpevole. Non erano ribelli, non avevano strani contatti, precedenti, nulla. Semplicemente impossibile trovare il colpevole.”
“Forse era addestrato ad ingannare la macchina della verità?” ipotizzò Dioniso.
“No escluso, nessuno di loro è abbastanza intelligente. Sono tutti fedeli cittadini italiani dal basso QI e dalla cultura nulla. Nemmeno possono immaginare che la macchina della verità si può ingannare, figuriamoci attuarlo.”
“Ipnosi?” domandò Krishna.
“Escluso anche quello, funziona solo nei film.”
“Quindi che si fa?”
“Ho chiamato un investigatore privato.” disse Ra.
“Non ci siamo riusciti noi con i nostri mezzi e ci riesce il signor Pincopalla Bianchi con un ufficio di due metri quadri in semiperiferia?” disse sarcastico Dioniso.
“No, giovane insolente inesperto, il miglior investigatore privato del paese. Ci siamo rivolti a lui numerose volte in passato ed è riuscito dove noi abbiamo fallito. Sempre. Ancora prima che tu entrassi nel Circolo a sostituire il Dioniso tuo predecessore, quindi non fare tanto il sarcastico.”
“D'accordo allora, tentar non nuoce... chiamatelo pure.”
“Già fatto, non devo aspettare il tuo consenso per prendere delle decisioni.”
“E allora noi qui che ci stiamo a fare?”
“Dioniso, noi qui ci stiamo informando sulla situazione” gli rispose Iside “e dobbiamo raccomandarvi calorosamente di non contattare assolutamente l'agenzia che stiamo per ingaggiare.”
“Per quale motivo?” domandò lui, a cui rispose Ra:
“Perché ovviamente quest'uomo ed i suoi collaboratori non sono degli stupidi qualsiasi, e si rifiutano categoricamente di collaborare con noi se solo sospettano che le nostre intenzioni sono politiche o giochi di potere. Per questo siete qui: non dovete parlare con loro, azzeriamo il rischio che mangi la foglia. Deve credere che siamo intenzionati a fermare un assassino punto e basta, come in tutti gli altri casi.”
Poi fissò Dioniso con occhi iracondi:
“Ovviamente tutti noi questo lo sappiamo bene e le raccomandazioni sono rivolte principalmente a te, Dioniso. Tieni la tua insolente bocca chiusa.”

In quel momento qualcuno bussò alla porta.
“Entrate!” urlò Ra.
Tutti i Pineali si girarono per vedere chi stava entrando.
Entrò un uomo di mezza età, con il naso aquilino e il mento asburgico. Era accigliato, evidentemente non era contento di trovarsi in quella sala.
Vestito in modo impeccabile con completo gessato grigio con un gilet stile anni '30 del secolo scorso, iniziò a scrutare le vesti dei Pineali e borbottò fra sé:
“Benvenuti al circo...”
“Prego, signor Nobili, si segga.”
L'uomo sedette sullo scranno e disse:
“Tagliamo corto, prima me ne vado da questa topaia fetida meglio è.”
Dioniso acennò un mezzo sorriso, ma si accorse che Ra, Seth e Iside si erano offesi parecchio da quelle parole pur non dicendo nulla, e iniziarono ad osservarlo catalizzando il loro malumore contro di lui, così si alzò in piedi di scatto con gli occhi sgranati:
“Come ti permetti!?” disse recitando non troppo bene.
“Sta calmo Dioniso!” lo riprese Ra. Lui si sedette osservato dallo sguardo penetrante carico di odio del signor Nobili.
“Signor Nobili, abbiamo bisogno del suo aiuto per un caso di omicidio di massa che non riusciamo a risolvere.” continuò il capo del circolo.
“È politico?”
“Come?”
“Si tratta di politica?”
“No, categoricamente no! Le vittime sono tutte civili, casuali e innocenti! Iside, passagli i documenti. L'assassino è imprendibile e sospettiamo che i due casi che abbiamo analizzato avranno presto un seguito sanguinoso.”
Il signor Nobili osservò Ra per qualche istante, poi si poggiò con i gomiti sul tavolo e si porse in avanti a leggere i documenti portati da Iside:

“Nessun testimone... nessun colpevole... un vero enigma...”
Negli occhi dell'investigatore brillò una strana luce.
“D'accordo, indagheremo sul caso...”


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