mercoledì 23 novembre 2016

Maestra strappa microfono a bimbo autistico, bufala infame

O meglio dovrei scrivere Gggente, visto che anche in questo caso è stato applicato il principio perbenista e politicamente corretto, mettendo alla pubblica gogna una povera disgraziata che altro non ha fatto che essere un po' brusca. Minacce di pestaggi, odio e livore scatenati da un taglio ad arte e la strumentalizzazione della condizione del bimbo.
Leggo, ma non so quanti altri, pubblicano un breve video che mostra dei bambini durante una recita, e quando l'ultimo in fila si avvicina al microfono si vede la maestra alzarsi e frettolosamente togliere il microfono dal piedistallo lasciando il bambino in lacrime.
Il titolo che hanno buttato lì, clickbait al massimo, "Il bambino è autistico, la maestra gli strappa il microfono alla recita", facendo intendere ai peones e ai distratti che il gesto fosse stato fatto unicamente perché il bimbo è autistico.

Il video, della durata di 30 secondi, in effetti mostra un gesto brusco, ma possono 30 secondi essere rappresentativi di cosa è successo in quella recita? Ovviamente no, e infatti le cose sono andate molto diversamente.

Al bimbo non è stato impedito di partecipare alla recita, come vogliono far credere i social justice warrior demmerda alla ricerca del bersaglio facile per l'indignazione dellaggente.
Perché qui da noi ancora non c'è, ma negli USA, teatro della "tragedia", il social justice warriorismo va in giro a gridare "ableism" da tutte le parti, che secondo loro sarebbe il razzismo verso i disabili, appunto ableism nel senso di avvantaggiare quelli able, abili.

Poter montare ad arte questa bufala non deve essergli sembrato vero, venendosi nelle mutande nel leggere le orde di commenti sdegnati e insulti alla maestra.



Come possiamo ben vedere il bimbo ha partecipato eccome, stava in mezzo agli altri mentre due bambini si apprestavano a ringraziare il pubblico e salutare. Il bimbo con l'autismo prende e fa di testa sua avvicinandosi al microfono. Nessuno glielo ha strappato di davanti, ha però lasciato che gli altri due bambini parlassero al microfono prima di lui, visto che il suo era un completo "fuori programma", poi la maestra lo ha preso perché dovevano sbaraccare il palco.

Non è altro che una bufala, una infame bufala del cazzo, un'esagerazione di un fatto forse un po' troppo brusco ma che non è un crimine. Immagino che ora questa maestra stia rischiando di perdere il lavoro, e non trovarlo finché il popolino si ricorderà di lei, per questa porcata montata ad arte e con malizia, per creare il "mostro" da sbattere alla gogna mediatica, da spolpare con commenti tipo "so io dove metterei il microfono" e "da riempire di legnate".

Il sacro graal SJW della settimana, il "veicolo del bimbo autistico per veicolare la sua fantasia e la sua dignità di persona normale bla bla bla bla bla bla bla ammazzate la maestra" (cit)


La solita occasione dei benpensanti di dimostrarsi magnanimi, buoni, misericordiosi, giusti e civili col culo degli altri, forcaioli di 'sta ceppa di minchiac.

Ripeto: basta attaccare etichette, basta creare "mostri" da dare in pasto ai crociati da tastiera. E so che è troppo ma basta con 'ste cazzo di bufale!
Leggo (non per nulla ha ispirato lercio...)

3 commenti:

  1. Il webbe, ovvero: il Savonarola del XXI secolo.

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  2. Nel sito di Leggo però c' è anche il post della mamma, che dice che il bambino è rimasto traumatizzato. Ora, non è importante che il bambino avesse partecipato alla recita e avesse già avuto i suoi 30 secondi sul palco come gli altri bambini, né si afferma che non lo hanno fatto parlare perché autistico. Il problema è che è un bambino con problemi, e tirargli via il microfono in malo modo è stato crudele. Lasciarlo fare (probabilmente avrebbe ripetuto la parte già recitata, roba da pochi secondi) e invitarlo a smettere solo se avesse continuato troppo a lungo, non avrebbe rovinato la festa e gli avrebbe evitato un dispiacere gratuito (e non c'era poi tutta quella fretta di sbaraccare, visto che tutti si sono soffermati poi a fare convenevoli ecc.). Insomma, un minimo di pazienza con un bambino problematico è quello che uno logicamente si aspetta da una maestra.

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