giovedì 21 luglio 2016

Vegan non sempre è "cruelty free"

Quante volte abbiamo sentito il termine "cruelty free" in questi ultimi anni? Molte, troppe. Ma a parte la saccenza e l'antipatia del voler dimostrare a tutti i costi di essere superiori agli altri, vogliamo analizzare quanto è realmente "cruelty free" mangiare vegano?
Il discorso degli animali uccisi nelle coltivazioni lo abbiamo già visto, guardiamo la schiavitù umana piuttosto:

Mangiare senza far del male a nessuno


Si potrebbe definire una vera e propria utopia, qualcosa di irragiungibile. Infatti così è.
Vivere senza arrecare male a nessuno non è possibile, la catena alimentare, il mondo animale e vegetale, orbitano attorno lo sfruttare altri organismi per il proprio mantenimento in vita.

La dieta vegana non fa eccezione.
Come già acennato sappiamo già benissimo che coltivare i campi comporta la moria di centinaia di topi, ratti e altri animali che magari avevano costruito la loro tana in quei terreni, o passavano lì di caso. Qui parliamo di persone, di sfruttamento, di schiavitù, di lavoro minorile e di menomazioni gravi in tenera età.

Vogliamo parlare del cacao?
Oltre due milioni di bambini africani svolgono il pericoloso e fisicamente debilitante lavoro di raccogliere le cabosse (il frutto della pianta di cacao, ma si capiva) ovviamente pagati quasi un cazzo, e che pensano che chi consuma il cioccolato stia "mangiando la mia carne", letteralmente.
Nessuno che voglia boicottare l'uso del cioccolato, nessuno che minacci di morte chi mangia cioccolato, nessuna campagna denigratoria contro il cioccolato, che anche dal mio libro abbiamo constatato che si tratta di uno dei cibi più impattanti sull'ambiente, oltre che sulle popolazioni, nessuna proposta di boicottaggio. Nulla. Ma l'ipocrisia e la propaganda a senso unico vegarde sono un altro discorso e non lo approfondiamo in questa sede...


E gli anacardi?
Quante ricette vegan troviamo con gli anacardi, definite "cruelty free"? Tantissime, non faccio screen per evitare di mettere alla gogna chi le propone, ma la convinzione che siano "cruelty free" è diffusa.
E invece non sono cruelty free nemmeno per il cazzo. Anche in questo caso lavoratori bambini, anche di cinque anni, che rischiano ustioni chimiche e menomazioni fisiche permanenti.

Pagati appena 50 centesimi al giorno, se non di meno. Aggiungendo merda sulla merda.
E se non sono bambini sono comunque schiavi, come in Vietnam.

In linea di massima ogni genere alimentare proveniente dai paesi poveri è frutto di sfruttamento, così come le materie prime per la tecnologia. Ma perché io che magari mangio una bistecca di maiale devo essere considerato "assassino" "pedofilo" "troglodita" e chissà quanti altri epiteti, mentre chi si mangia la roba vegana proveniente da questi paesi (e credetemi, non è raro) che sfrutta bambini, li annichilisce, li ferisce, li rende handicappati è considerato santo salvatore del pianeta?

Siamo realmente di fronte a gente che mette la vita di un animale di fronte a quella di un bambino?
Temo di si...

E ricordo anche che farsi portare roba dall'altra parte del mondo, magari surgelata e/o liofilizzata (come fanno per i beveroni vegan fruttariani eco-chic promossi come toccasana) è tutt'altro che "green", e anzi è più devastante di una bistecca di manzo.
Dal testo del Dr Frances McCormack

2 commenti:

  1. Non è una novità che i vegamerda antepongano la vita di un animale a quella di una persona. Bambini sfruttati per produrre le loro veganate? Ma che crepino tutti! L'importante è non aver ucciso un povero animale! Uno, undici, centoundicimilacentoundici!
    Poi, ci sarebbe un modo per far diventare i vegamerda "respiriani" o "pranici" e toglierceli dai coglioni: basta convincerli che le loro amate pianticelle sono esseri viventi sullo stesso identico piano degli animali e che uccidere una pianta è crudele esattamente come uccidere un animale. Chissà se darebbero retta a una sparata del genere...

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  2. Vabbe' i vegani rompono alla grande, e qui ci si inventano dei paradossi marxisti per imitare i loro ragionamenti politically correct. Ma la realta' e' che Marx raccontava balle. Quello che qui e' chiamato sfruttamento dei bambini che coltivano cacao o anacardi e' solo il lavoro che li SFAMA.
    Vogliamo non sfamarli piu'? Muoiono o almeno stanno peggio.
    E' la sovrappopolazione (piu' arretratezza tecnica) che li costringe a fare la fame, ed a lavorare in condizioni servili. E' la sovrappopolazione oggi la madre di tutte le disgrazie. E' la sovrappopolazione che si e' mangiata gran perte dei benefici del progresso tecnico e scientifico lasciando poco per il concreto miglioramento del tenore di vita procapite (e ragalandoci in cambio inquinamento a non finire e scarsita' di risorse limitate come il terreno arabile, metalli rari, acqua fossile (quella dei pozzi che non si rigenerano con le piogge annuali)

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