martedì 28 giugno 2016

Brexit: almeno 5 mila posti di lavoro del settore bancario a rischio

Il Regno Unito ha votato per la brexit, e le grosse banche internazionali che avevano sede a Londra (la famosa city) stanno ora valutando se trasferire parte delle loro attività in un'altra capitale per rimanere nel mercato europeo e continuare a offrire il servizio ai loro clienti dell'UE.

10 mila posti di lavoro a rischio


E non si parla di posti di lavoro come bracciante agricolo o operaio a 800 euro al mese, ma di alta finanza e movimenti di capitali enormi. Il settore bancario nel Regno Unito porta 31 miliardi di sole tasse e tributi nelle casse dello stato, giusto per rendersi conto di cosa comporta un trasferimento di quelle attività in un'altra nazione europea.



Il motivo del trasferimento fuori dal UK sono le licenze. Una volta usciti dall'unione dovrebbero rinegoziare tutte le licenze per il mercato europeo, sia con l'UE sia con ogni singolo stato, attività che potrebbe richiedere troppo tempo per star fermi lì a guardare.
Così invece di interrompere il servizio e perdere letteralmente miliardi su miliardi stanno programmando di trasferire parte delle loro attività in un paese dell'unione per continuare ad operare nel mercato europeo senza interruzioni.

E senza l'incertezza. Perché le trattative potrebbero andare a buon fine ma ottenere condizioni meno favorevoli rispetto il passato.

Non che siano contente di questo. Ovviamente pure per loro è una bella rottura di coglioni dover trasferire delle attività da un paese all'altro, ma fattostà che la JP Morgan potrebbe licenziare 4000 persone, la HSBC potrebbe licenziarne 1000, La Japan Nomura International aspetta notizie per sapere cosa farne dei suoi 2600 impiegati a Londra. Non si sa bene cosa intende fare la Morgan Stanley o altre banche.

Le banche fanno Pressioni su politici e agenzie per avere chiarezza

Questo clima di incertezza in ogni caso sta infastidendo queste grosse banche, che stanno pretendendo chiarezza da politici e regulatory agencies per poter prendere decisioni lucide sulla loro attività.

Questo perché trasferire le attività bancarie in un altro paese per garantirsi l'accesso al mercato europeo in caso il Regno Unito venga tagliato fuori (e potrebbe benissimo accadere) verrebbe a costare miliardi a queste banche, che dovrebbero espandere le loro licenze, espandere delle loro sedi o richiederne una ex novo in un paese europeo dove ancora non operano (per questo il sindaco di Milano già si fregava le mani).

Il clima di incertezza non deriva solamente dal sapere o non sapere il destino del mercato, ma anche da quale forza politica salirà al governo e se quel partito avrà interesse a proteggere il mercato o se rischiano di ottenere accordi insufficienti per il settore.

Insomma, la perdita di fette di mercato, posti di lavoro e quindi di giro di denaro può essere veramente grossa.

Nel mentre le previsioni sul Regno Unito lo danno in recessione nel 2017, fra le altre motivazioni la probabile difficoltà crescente di esportare nel mercato dell'UE.
Quando si dice "l'ue non serve a niente" ma in realtà ti da accesso automatico ad un mercato enorme...

Delocalizzazione attività bancarie
Pressioni per avere chiarezza

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