sabato 30 gennaio 2016

Tabaccaio spara e uccide un ladro, condannato a risarcire 325 mila euro alla famiglia. Giustizia impazzita?

I casi di rapine e furti finiti in omicidio fanno sempre molta notizia, così come scatenano indignazione i casi in cui chi si difende viene condannato. Nel caso del tabaccaio di Padova, di cui sto parlando, che ha sparato ad un ladro uccidendolo, sta crescendo la rabbia del popolo (al secolo gente) perché quest'ultimo è stato condannato a 2 anni e 8 mesi e a risarcire la famiglia del morto, moldava, con 325 mila euro. Sentenza secondo molti da pazzi squilibrati.

Tabaccaio spara e uccide un ladro


Tutto è cominciato una notte quando il tabaccaio, Franco Birolo, è stato svegliato da un forte rumore che ha fatto scattare l'allarme insieme alla sua famiglia, racconta. Capendo subito che stava succedendo qualcosa nel tabacchino/edicola sotto casa ha preso e caricato la sua pistola, una Glock nove millimetri (Mica male il ferro... uno dei migliori) ed è sceso a controllare insieme alla moglie terrorizzata.



Racconta di aver sceso le scale lentamente e silenziosamente per prendere di sorpresa il ladro, è arrivato alla tenda dell'ufficio e l'ha spostata, trovandosi di fronte quattro persone, e vicino a lui ce n'era uno che passava le stecche di sigarette. A quel punto ha urlato di essere armato, così il ladro che aveva vicino ha tentato di scappare, a quel punto racconta di avergli puntato la pistola e lo ha minacciato.

A quel punto spunta alle sue spalle un ladro che non aveva visto, gli passa alla sua sinistra, salta il balcone e prova a scappare, a quel punto il tabaccaio gli spara, colpendolo a morte.
Due ladri sono scappati, mentre uno è stato arrestato usando tecniche militari che ha imparato quando era di leva fra i paracadutisti.

La dinamica dei fatti raccontata dal Tabaccaio è questa.

La sentenza, come dicevo prima, è stata di una condanna per eccesso colposo di legittima difesa a due anni e otto mesi e al risarcimento alla famiglia del ladro, un ventenne, morto a pochi metri da una Punto rubata carica di sigarette, con 325 mila euro.
La famiglia ha dichiarato che giustizia è stata fatta perché non si può spezzare così una giovane vittima.
Subito è scattata la polemica.

Giustizia impazzita?

Prima di tutto dobbiamo tenere a mente cosa è la legittima difesa, anche se già il nome dovrebbe suggerire qualcosa: il diritto di difendersi quando si è in pericolo. Ti trovi di fronte un malintenzionato che ti vuole percuotere con un bastone e ti difendi? Legittima difesa. Un rapinatore armato di coltello? Legittima difesa. Pistola? Legittima difesa. Cosa accomuna questi tre esempi? La minaccia alla tua incolumità e il pericolo serio di essere aggredito, ferito o ucciso.

Cosa è successo con questo ladro? Che lui stava fuggendo, ha avuto perfino la possibilità di aggredirlo alle spalle tramortendolo (come minimo) ma ha saltato il balcone e tentato di scappare.
Costituiva un pericolo in quel momento? No, assolutamente. E' stato ucciso in modo gratuito.
Probabilmente la paura, la tensione e lo stress hanno fatto premere il grilletto al tabaccaio senza che stesse capendo cosa stava succedendo, infatti la condanna è di eccesso colposo di legittima difesa e non omicidio volontario.

Un ladro è che scappa non sta più costituendo un pericolo per la tua incolumità, o quella della tua famiglia, quindi per quanto poco possa piacere la sentenza è giusta. La legge dice quello e bisogna seguire la legge. Altrimenti si fa una legge come in Murrica dove se entri in una proprietà privata loro hanno il diritto di ammazzarti come un cane, cosa che se volete è un tantino estrema, giusto per fare un eufemismo.

Ovvio che in quel momento il tabaccaio non ha pensato a sparare un colpo in aria o alle gambe per fermarlo, ovvio che probabilmente non lo voleva ammazzare, ma il risultato non cambia: non era un pericolo. E se non è un pericolo non è legittima difesa, perché non c'era nulla da difendere.

Sul risarcimento invece sono un tantino meno d'accordo visto che il ladro non è morto mentre passeggiava per strada ma stava rubando in un negozio scorrazzando con una macchina rubata a sua volta. Insomma se si fosse comportato come un umano normale a quest'ora sarebbe vivo e vegeto.
Fra l'altro la cifra è tanto alta da rovinare completamente il tabaccaio e la sua famiglia, anche se è rimasta rovinata pure la famiglia del ladro morto ma quello, ripeto la mia opinione, è comunque colpa del comportamento del ragazzo.

Insomma, la giustizia in questo caso non è impazzita, almeno non del tutto.
Il risarcimento è astronomico e ci si domanda se anche nei casi contrari ci sia mai stata una sentenza del genere (rapinatore che rovina un negoziante di mazzate o lo uccide condannato a risarcire lui o la famiglia, esistono casi simili?) il che fa un tantino girare le palle, lo ammetto.

In ogni caso, risarcimento a parte, la sentenza non è stata ingiusta.

3 commenti:

  1. Il problema del risarcimento é che nella normativa italiana (l' avevo letto sulla cronaca di un altro caso analogo) non si fa distinzione su quanto é successo prima del reato, cioè se un reato é conseguenza di un altro che stavi commettendo tu e quindi, che tu venga accoppato mentre passeggiavi per strada o mentre stavi facendo una rapina, per la legge é uguale e se la tua famiglia chiede il risarcimento il giudice é obbligato a concederlo.
    Per quel che riguarda il viceversa, il rapinatore é già in galera, se non paga cosa gli fai? Non é che non vengano assegnati risarcimenti (sempre che la famiglia del morto li chieda) sono quasi impossibili da riscuotere.
    Certo la normativa andrebbe cambiata, giusto sanzionare l' eccesso di legittima difesa, ma un rapinatore non é uno che passeggiava per strada.

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    1. Ci sono certi buchi nella legislatura che ti domandi perché cazzo scendano a protestare contro le unioni civili e non per le cose importanti

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    2. Eh, ma poi il caso di cronaca fresco, fresco con cui dimostrare il teorema della ruspa dove lo prendi? Su voxnews?

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