sabato 21 novembre 2015

La parabola dei lavoratori della vigna - Riflessioni sulle unioni civili

E' un po' di tempo che non scrivo sull'argomento, principalmente perché si sa che ho notato certi estremismi sia da un lato che dall'altro della barricata (come scrissi sulla shitstorm sulla Barilla tempo fa) però c'è anche da sottolineare come la maggior parte delle minchiate le dicono da una parte ben nota. Ed ecco che la parabila di cristo aiuta per comprendere meglio la paraculaggine e l'ignoranza:

La parabola dei lavoratori della vigna

C'era una volta un viticoltore che improvvisamente a Settembre si è ricordato che doveva raccogliere la cazzo di uva altrimenti corvi, storni e ladri lebbrosi se la sarebbero inculata con gran sgobbo.
Decide così di deambulare fino alla piazza del mercato, per trovare qualche sacco di letame disposto a lavorare per lui per quattro soldi malcagati.

Come previsto nella piazza trova un gruppetto di dementi ammassato in piazza a fare un cazzo di nulla tranne bere, giocare a carte e bestemmiare santi e apostoli, così decide di reclutarli e portarli a lavorare la vigna.

Il lavoro procedeva spedito, evidentemente alcol e droga fungevano da forte motivatore per i coglionazzi reclutati, e il caporale viticoltore andò a farsi la pausa pranzo al bordello locale.
Quando tornò si accorse che benché i fiumi di alcol e droga accellerassero i lavoratori, c'era ancora molto da fare. Così si recò nuovamente nella piazza del mercato, alla ricerca di nuovi minchioni da impiegare nella vendemmia.

Trovò un nuovo eterogeneo gruppo di sfaticati schiantato a crogiolarsi e masturbarsi, e decise di reclutarli per lavorare per lui.

Anche il nuovo gruppo lavorava bene, benché pareva avessero problemi di vista (è pur sempre una parabola eh, i precettih) ma nonostante tutto il lavoro non sarebbe finito in giornata, cosa che evidentemente faceva prudere il culo al viticoltore.


Nonostante mancasse pochissimo all'imbrunire, e all'epoca non c'erano i fari a illuminare tutto e si rischiava di tagliarsi le dita, il viticoltore si recò nuovamente nella piazza del mercato, trovando gli scarti degli scarti, la peggior feccia che non è stata presa da nessun altro nel corso della giornata, reclutandoli per la vigna.

Nonostante le premesse gli scarti degli scarti lavorarono bene, anche se solo per un'ora, e alla fine della giornata non era rimasto un solo chicco d'uva nella vigna, lasciando a becco asciutto corvi, storni e quei maledetti ladri lebbrosi.
Nessuno cercò di sfanculare il datore di lavoro perché si spaccia viticoltore mentre ha finito la vendemmia in un solo giorno, manco l'orto del nonno è così misero porca puttana.

Venne il tempo di pagare lo stipendio agli stronzoni che hanno raccolto l'uva.
Prima pagò lo stipendio di quelli presi a lavorare a fine pomeriggio, interrompendo il torneo di briscola e rutti, corrispondendo incredibilmente una giornata intera.
Poi pagò quelli reclutati a mezzogiorno, e nonostante la mezza giornata corrispose una giornata intera di pagamento anche a loro. E qui qualcuno iniziò a mormorare perché pensava di ricevere qualcosa in più..
Infine pagò i primi, che lavorarono tutto il giorno, elargendo anche a loro la paga di una giornata.

A quel punto parlò il rappresentante della prima tranche di stronzi, autoelettosi tale in quanto quello con il più alto tasso alcolemico nel sangue, che sbottò: "ma perché cazzo pachi lo stesso tanto sia a noi sia a quelli che non hanno fatto un cazzo? In proporzione dovresti darci di più!!!".

Al che il viticoltore rispose con fare aristocratico:
"Piccola merda ingrata e ingorda, hai lavorato un giorno intero e ti è stato corrisposto lo stipendio per quel lavoro. Che cosa catzo te ne frega se io ci rimetto del mio per dare lo stesso tanto anche agli altri?".*

La morale della parabola è più o meno gli ultimi saranno i primi e non rompere i coglioni per quanto garantito agli altri se a te non viene tolto nulla.

Ecco, sentendo questa parabola mi è venuto in mente il movimento delle sentinelle in piedi, dei "no gender" (che ancora mi devono spiegare che cazzo è sta minchia di gender che è il termine inglese per indicare il sesso inteso come differenza fra maschio e femmina e non il fiki fiki insieme), di quelli contrari alle unioni fra gay qualsiasi sia la sua forma che difendono "il matrimonio e la famiglia tradizionaleh" mi viene solo naturale rispondere come rispose il viticoltore pallequadratizzato per l'occasione: Ma che cazzo vuoi, e che cazzo ti lamenti, se a te non viene tolto un benemerito cazzo di niente?

Che succede se lasciano sposare i gay, qualsiasi sia la forma dell'unione (matrimonio, unioni civili, sta ceppa di minchia) a chi è già sposato? Ho una rivelazione da fare: non gli succede un cazzo!
Semplice no? E invece no, abbiamo gente che ormai ha sfrangiato i coglioni e che cerca solo di negare agli altri i diritti che hanno avuto loro, solo perché loro sono arrivati primi.

Il paradosso è che questi berciatori di minchiate si fanno scudo della religione e della chiesa che si professa cristiana per impedire che a questi disgraziati vengano riconosciuti diritti che loro hanno avuto senza fatica e che sono professati dalla religione cristiana stessa.

Al solito la religione non è il vero problema, ma lo è il fanatico integralista che la usa a suo vantaggio.
Ma del resto questa è la nazione di debosciati rincretiniti che hanno inneggiato alla "difesa del bar tradizionale" sentendo la notizia dell'apertura del primo Starbucks in Italia, e non sto né scherzando né esagerando porco il cazzo spellato, lo hanno detto veramente quelle merdacce!

*Il racconto potrebbe aver subito una "leggerissima" pallequadrizzazione

5 commenti:

  1. Invidia, caro mio. Non sono forse i repressi a dargli contro di più?
    PS ma Cristo me lo dovevi mettere proprio minuscolo?

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    1. A già, adoro la pallequadrizzazione

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    2. Ma cristo non è il nome, o sbaglio?

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    3. No, Cristo è il titolo, significa Unto. E' come Federico "Barbarossa".

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