sabato 5 maggio 2012

Le cause di questa crisi

Ormai questa crisi ha stremato tutti, non si è neanche usciti da quella bancaria nata nel 2008 che subito la situazione è peggiorata.
Come mai questa crisi? Ci sono i poteri forti dietro?
E perchè se riguarda il settore finanziario, cioè delle borse e della finanza, è in ginocchio anche l'economia reale?
Perchè gli imprenditori, con aziende che hanno anche 30 anni di vita, si suicidano?

Molto spesso si sentono degli imprenditori lamentarsi che le banche non gli concedono più prestiti.
Perchè delle aziende ben avviate devono chiedere dei prestiti alle banche?
E' il sistema che ormai funziona così, e cercherò di spiegare che piega ha preso il capitalismo e perchè il sistema si sta inceppando:

I prestiti
Prima dicevo: "perchè dei prestiti?".
Perchè ormai il sistema funziona così... si va a prestiti e pagherò, e siccome lo fanno tutti nessuno può fare altrimenti.
Prima quando un imprenditore comprava le materie prima pagava entro 30 giorni, al massimo entro 60, e quando rivendeva il prodotto finito ritirava idem come sopra: entro 30 giorni, o al peggio 60.
Erano previste delle dilazioni anche di 90 giorni, ma erano molto rare.
Oggi invece 90 giorni sono la norma, ed esistono anche le dilazioni di 120 giorni.
Cosa succede con dilazioni simili?
Una azienda compra dei materiali dalla ditta fornitrice, ma siccome non hanno ancora pagato i suoi ultimi lavori non ha il becco di un euro, allora temporeggia e sceglie la dilazione di pagamento a 90 giorni anche lui. Conclude il lavoro e vende anche quest'altra partita, ma come da copione verrà pagata dopo 90 giorni. Nel mentre che aspetta i soldi non può certo starsene con le mani in mano, quindi prende altre materie prime e continua a lavorare, usando gli ultimi risparmi per tasse, tributi e stipendi degli operai.
Purtroppo scadono le cambiali delle ditte fornitrici prima che gli vengano pagati i lavori (lo stato paga in media in 210 giorni) e le dilazioni delle altre aziende scadono dopo 20 giorni (ammesso che non le vogliano dilazionare ulteriormente). Le ditte fornitrici sono alle strette e non concedono dilazioni ulteriori.
Cosa è costretta a fare l'azienda? Chiedere un prestito alla banca.
Questo nonostante vanti tanti crediti da ripagare tutti i costi e un ottimo margine di guadagno.
Con questo prestito inizia a pagare le cambiali dei fornitori, e quando finiscono i soldi del prestito arrivano finalmente i pagamenti dei lavori precedenti.
Sembrerebbe tornato tutto alla normalità, ma prima o poi il prestito va ripagato e in breve finiscono di nuovo i soldi e altre cambiali sono in scadenza.
Quindi ecco che si richiede un altro prestito... e così via all'infinito.

Ecco perchè i prestiti nonostante le aziende vantino crediti per centinaia di migliaia di euro.
Tutto filerebbe anche liscio, a meno che il sistema non si inceppi..
A conferma di questo ci sono gli "strumenti finanziari" che si usano per abbassare o alzare l'inflazione: anni fa si usava la quantità di denaro circolante, cioè meno denaro meno inflazione e vice versa. Oggi si usano i TASSI DI INTERESSE. Ci avete mai fatto caso quando al tg dicevano "la banca centrale europea ha aumentato i tassi di interesse per arginare l'inflazione"?

La crisi: quando il sistema si è inceppato
La crisi del 2008, causata da dei banchieri particolarmente avidi e infami, ha messo in difficoltà tutte le banche mondiali che a conseguenza di questo hanno smesso di elargire prestiti.
Cosa è significato questo per le aziende? Non poter pagare le cambiali, e dopo qualche tempo neanche più i dipendenti.
Moltiplichiamo il numero di aziende e teniamo a mente che se non pagano un'azienda quell'altra azienda non potrà fare lo stesso con le altre, e così via: ed ecco una bella crisi in cui la disoccupazione aumenta a dismisura e giorno dopo giorno le aziende sono sempre più in difficoltà.

La soluzione all'inceppamento che fa nascere il malcontento comune
Cosa potevano fare i governi per far ripartire il meccanismo?
E' una cosa che ha fatto infuriare molti, che all'oscuro di tutto vedevano la cosa come "il danno oltre la beffa": finanziamenti miliardari alle banche.
Lo stato ha dato i miliardi alle banche così che potessero riprendere a prestarli alle aziende, e in un certo verso ha funzionato (tranne che in italia, ma si sa che il "bel paese" è più marcio di quanto ci si possa immaginare) ma le persone si sono incazzate.
Le banche, viste come colpevoli della enorme crisi (e come visione non è del tutto sbagliata, anche se come sempre non si deve generalizzare) non vengono percepite dalla popolazione come il meccanismo inceppato da oliare con finanziamenti e far ripartire, ma come pezzo rotto da buttare nel cesso. I soldi alle banche sono stati visti come il premio per una condotta truffaldina, ma la verità è un'altra.
Alcuni si sono chiesti perchè non dare i soldi direttamente alle aziende invece che alle banche.
Non lo so sinceramente, so solo che i cambiamenti non hanno mai conseguenze prevedibili al 100% (potrebbe andare meglio ma anche molto peggio di prima) e che spesso la gente non ha abbastanza inventiva per pensare a qualcosa di diverso e si affida sempre e comunque a quello che già conosce.

Il 2008 è ormai lontano, che succede ancora?
Come dicevo prima, qualche decina di anni fa le aziende pagavano quasi subito, mentre ora i soldi tardano sempre di più ad arrivare.
Molto probabilmente prima la produzione era legata alle reali possibilità dell'azienda: facevano una partita e la consegnavano, mentre aspettavano il pagamento della prima ne facevano una seconda, arrivato quel pagamento procedevano alla terza... e così via.
Oggi con il consumismo e la sempre maggiore richiesta di ogni bene spinge l'azienda a fare due partite, e mentre aspetta il pagamento delle prime due ne fa altre due. Ovviamente lavorando molto di più c'è da spendere di più, ma il pagamento della seconda tarda, allora si dilaziona il pagamento. L'azienda fornitrice fa lo stesso non avendo i soldi e così si instaura nel sistema di produzione l'obbligo al debito.

In parole povere questo si chiama "vivere al di sopra delle proprie possibilità", cosa che alla lunga ha causato l'inceppamento del sistema, e questa conseguente crisi.
Non è colpa dell'euro o dell'eurozona, la crisi c'è anche negli USA.
L'europa "unita" ha anche il problema della scarsa cooperazione fra gli stati (e la crisi greca ne è la conseguenza), ma non è la causa del problema.
Il problema è che il capitalismo è stato tirato talmente tanto per i capelli che ormai è collassato, non riesce più a camminare.

Non si tratta di speculazioni, di bildeberg, di rettiliani o altre cazzate.
La crisi finanziaria è una conseguenza della crisi di coesione degli stati per la risoluzione della crisi greca innescata dall'inceppamento di questo sistema "al di sopra delle proprie possibilità".
Per inciso la crisi del 2008 è nata dallo stesso principio: le banche hanno concesso mutui a raffica fino a svuotare completamente le loro casse, sicure di recuperare tutto con il pignoramento delle case.
Purtroppo hanno speculato talmente tanto che il valore delle case è crollato e loro sono rimasti a culo in terra. Così come le banche che vantavano crediti presso di loro, e così via a catena...

In poche parole non si può continuare con questo sistema, che per inciso da qualche anno sta entrando anche nel vivere comune delle famiglie (pagamenti a rate a nastro, prestiti per pagare le rate, prestito per pagare l'altro prestito...) cosa che ha portato all'aumento della produzione che ha incoraggiato ancora di più il circolo vizioso del produrre a debito...

La fine del capitalismo?
Non credo proprio...
Nel 1929 c'è stata una crisi più catastrofica di questa. Per farsi un'idea basti immaginare la situazione dell'odierna Grecia, peggiorarla e immaginarla a livello quasi planetario.
Eppure il capitalismo non è morto, si è semplicemente adattato.
Ed è quello che i governi stanno facendo ora: cercano un compromesso per far ripartire il capitalismo ed evitare nuovamente simili blocchi disastrosi.
Come sempre sulle difficoltà ci sono degli sciacalli che ci speculano sopra, ma non è detto che lo sciacallo sia la causa di una crisi, ma è una conseguenza.

Pensare ad un nuovo sistema è troppo difficile, fra l'altro il periodo di transizione potrebbe portare all'azzeramento della ricchezza (si ricomincia da capo), e molti miliardari o semplici arricchiti non hanno nessuna intenzione di farlo...

6 commenti:

  1. Le tue riflessioni sono molto acute, soprattutto quando parli di capitalismo e di sua eventuale fine. Spero che questa crisi finisca, ma sono convinta che ci vorranno ancora anni. La rivoluzione non si è ancora compiuta e ancora sopravvivono nocivi modi di fare che ancora infettano la nostra vita.

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    1. Non so con che tempistiche, ma credo che a breve troveranno una soluzione al casino.
      Già si stanno muovendo con il fondo internazionale in europa e negli stati uniti con delle specie di banche che si limitano a fare il loro lavoro e non speculando incrinando l'economia.
      Per tornare alla normalità ci vorranno anni, in italia soprattutto visto l'inettitudine e l'incapacità di classe politica e imprenditoriale...

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  2. Condivido sostanzialmente tutto, ma mi sembra sia solo una parte del quadro.
    Un'altra parte è il bisogno di "crescita". Data l'enorme quantità di soldi prestati in giro, è necessario che l'economia produca nuova ricchezza, in modo da poter pagare i relativi interessi.

    L'economia che cresce permette agli Stati di indebitarsi, tanto più PIL = più tasse e se il rapporto debito/PIL rimane costante va tutto bene.

    Gli imprenditori, quando le cose funzionano, si lasciano prendere dal meccanismo: se con 1000 euro di capitale ne guadagno alla fine 100, se mi faccio prestare dalla banca 10.000 euro al 5% ne guadagno 1000, 500 per la banca e 500 per me, ovviamente SE la gente comprerà i miei prodotti.

    Ma ci sono dei limiti a quanto posso indurre la gente a comprare. E ci sono dei costi che possono salire improvvisamente, mettendo in crisi la crescita, es. le materie prime (petrolio) che esistono in quantità finita. Una volta che il meccanismo si inceppa, come fai notare crolla tutto. I debiti degli Stati diventano di colpo a rischio, i debiti delle imprese non rientrano, le banche non prestano per paura di questo e ci rimettono anche gli imprenditori di cui pari tu. La gente viene licenziata, e non può più comprare un'auto nuova ogni 5 anni, si tiene il vecchio rottame finché va. Non c'è più crescita, il che significa che i soldi degli interessi sui prestiti non ci sono (almeno, non nella quantità esorbitante richiesta dalla finanziarizzazione dell'economia).

    Non è una crisi del capitalismo in sé, ma è una crisi di un modello che prevede che ogni anno si debba produrre, e consumare, un qualche percento più dell'anno prima. Finché non si riuscirà a rivedere questo assunto, temo che ci terremo la crisi.

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    1. In effetti anche il costo delle materie prime è un fattore che porta all'inceppamento.
      Specialmente in italia, dove a questo aumento si è risposto abbassando gli stipendi e precarizzando i lavoratori, che senza certezze hanno diminuito i consumi e messo in crisi questo sistema malato.

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  3. La crisi è mondiale, ma in Europa abbiamo un ulteriore problema creato dall'Euro: non mi fraintendere, a mio parere la moneta unica è stata scelta giusta e doverosa (e chi spara a zero contro l'euro non fa altro che mascherare i veri colpevoli, ossia chi sul cambio ha speculato) ma credo onestamente che fino a quando l'Europa non sarà unita politicamente oltre che economicamente, l'economia ne soffrirà.

    Purtroppo l'unione politica è ora più che mai utopica, visto che il malcontento derivante dalla crisi economica sta portando consensi ai movimenti nazionalisti in un pessimo circolo vizioso.

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    1. Infatti come dici tu non è la moneta unica ad essere il problema, ma l'unione fra gli stati che non c'è mai stata

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