giovedì 2 febbraio 2012

Monti e l'articolo 18

Sta scoppiando una grande polemica attorno alle dichiarazioni di Monti e la volontà di rivedere l'articolo 18.
Alcune cose che dice sono anche giuste, altre sono da condannare, ma vediamo come stanno le cose:

Il posto fisso viene a noia:
Questa a parer mio è una grandissima bestemmia... potrebbe essere condivisibile in un mondo dove lasci un lavoro e dopo un'ora ne hai trovato un altro, dove i lavoratori sono pagati decentemente (o per lo meno pagati) e non sei vessato in continuazione da limiti di età (troppo giovane o troppo vecchio) esperienza (5 anni di esperienza e 20 anni di età...) e altre amenità varie.
Il posto fisso da sicurezza, un salario decente e una prospettiva futura migliore.
Se fossimo tutti precari pagati un euro l'ora (e ne ho vista molta di gente a quei livelli) o pagati nulla (in Sardegna ne ho visti parecchi) verrebbero a pisciarci in testa i cani.

Articolo 18 non sia tabù:
Qua il problema è grosso. Se da una parte è pur vero che l'articolo 18 garantisce al lavoratore di non essere cacciato senza motivo, dall'altra c'è sempre chi si aproffitta dei diritti acquisiti per non fare un cazzo: casi di gente in malattia una settimana al mese, che sa che avrà il culo sempre al caldo perchè illicenziabile.
Abolire l'articolo 18 sarebbe giusto se anche gli imprenditori non se ne approffittassero troppo...
Un lavoratore ricattabile non è un lavoratore sereno, e scatterebbe probabilmente lo schiavismo con decine di ore di straordinari non pagati e doppio incarico al prezzo di uno.
Purtroppo in questo paese primitivo ognuno è sempre pronto a metterlo nel deretano del prossimo: sia esso datore di lavoro, collega, vicino o qualcun altro. In questo modo si è finiti nella fossa, e si rischia di non venirne fuori.

Fossilizzazione sul posto di lavoro:
Monti sostiene che fossilizzarsi su un singolo posto di lavoro è deleterio.
In effetti su questo punto ha ragione da vendere.
Che senso ha la cassa integrazione? Che senso ha stipendiare migliaia di persone per non fare nulla, aspettando che riapra la fabbrica?
In questo ambito ci deve essere più flessibilità, è inutile insistere in settori industriali ormai morti.
Ovviamente dietro ci deve essere una grande organizzazione statale, che funziona bene ed efficentemente.
Invece di dare la cassa integrazione per anni a delle persone, lo stato dovrebbe mettere quei soldi per ammodernare una fabbrica, cambiarne destinazione, sostituire i macchinari.
Se per esempio il settore tessile è in crisi, lo stato invece di dare soldi in cassa integrazione dovrebbe dare soldi alle fabbriche in modo che cambino la destinazione della produzione, producendo un bene in quel momento molto richiesto.
Faccio un esempio: prima dell'invenzione dei frigoriferi c'erano le fabbriche di ghiaccio che producevano il refrigerante naturale per le ghiacciaie domestiche (i nonni dei frigoriferi), e degli uomini con un carretto lo distribuivano fra le strade. Una volta inventati i frigoriferi (e preso piede) queste fabbriche sono praticamente sparite tutte, invece con un bel ammodernamento avrebbero potuto fabbricare loro stesse i frigoriferi, e gli uomini con il carretto avrebbero fatto le consegne.
Nessun posto di lavoro perso, nessuna fabbrica abbandonata, nessuno spreco di denaro visto che l'investimento dello stato produce pil (non come migliaia di persone messe a fare nulla).
Ovviamente anche in questo caso la mentalità italiana aiuta poco: le fabbriche potrebbero prendere i soldi e sparire (cosa che succede spesso) o qualche altra bella stronzata.

Insomma, se le idee sulla carta potrebbero essere quasi tutte condivisibili o ponderabili, nella realtà c'è il solito problema della disonestà e egocentrismo dilagante.
Per uscire dalla crisi ci vorrebbe anche un pò di senso civico e del collettivo, meno ignoranza e avarizia.

29 commenti:

  1. Paolo, ex anonimo firmato2/2/12 15:56

    Le ultime parole del tuo post dovresti scriverle tre volte più grandi, perchè è proprio quello che non si vuole fare

    Per uscire dalla crisi ci vorrebbe anche un pò di senso civico e del collettivo, meno ignoranza e avarizia.

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    1. Se è così non si potrà far altro che recitare un requiem...
      O cambiano o vanno a fondo, il problema è spiegarglielo.

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  2. se si leggesse cosa dice effettivamente l'articolo 18 forse ci sarebbe più chiarezza; in caso di licenziamento senza giusta causa (per cui un fancazzista può essere licenziato, la giusta causa c'è), e sempre che un giudice accerti tale realtà, è possibile per il lavoratore il reintegro nel posto di lavoro.
    perchè mettere in condizione di ricattabilità tutti i lavoratori renda più efficiente il sistema, qualcuno me lo deve spiegare.

    luca

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    1. Non funziona sempre così, e ho specificato di aver visto gente stare una settimana (e anche due) in malattia ogni mese...
      Non potevano licenziarla, e scusa se non sarebbe una giusta causa.

      Dall'altro lato c'è la ricattabilità ovviamente, ma ho messo in risalto soprattutto quella...

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    2. se i medici sono farabutti, se alcuni se ne approfittano non vedo perchè ci debbano rimettere tutti i lavoratori.

      facciano controlli seri.

      luca

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    3. Ci vorrebbero miliardi di controlli in questo paese...

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  3. Secondo me l'abolizione dell'art18 è sempre negativa, e non per un fatto di "ricattabilità", ma perché a lungo termine ha effetti RECESSIVI
    Il lavoratore precario, anche a parità di salario, ha sempre un'entrata annua inferiore a quello fisso(se ogni 3-4-5 mesi sono costretto a cambiare lavoro, ci saranno anche periodi di disoccupazione tra un lavoro e l'altro), non può permettersi di fare progetti di vita a lungo termine, e ha meno capacità di indebitamento(le banche non concedono mutui ai precari). Tutto questo significa MENO CONSUMI
    Dal lato delle aziende invece, i lavoratori passano da costo fisso, a costo variabile(tanto si possono licenziare in qualsiasi momento), e questo porta gli imprenditori a investire meno nello sviluppo e nella competività: se il volume d'affari diminuisce, basta licenziare!
    Il risultato globale, è che l'economia da un lato va in "depressione" per il calo di consumi, e dall'altro le aziende invece di essere stimolate a migliorarsi, e cercare nuovi clienti, si adagiano su livelli mediocri...IL RISULTATO COMPLESSIVO SAREBBE DISASTROSO
    Ovviamente sto parlando di effetti a lungo termine, mentre quello che interessa a Monti è solo il breve termini. E a breve termine la disoccupazione scenderebbe, e i bilanci delle aziende potrebbero leggermente migliorare...ma si tratta solo di illusionismo, questa ricetta è stata già applicata nel passato(ad esempio negli Usa, da Clinton, dove ha causato la crisi finanziaria del 2007) e alla lunga s'è sempre rivelata fallimentare.
    Ma Monti è interessato solo alla fiducia dei mercati a breve termine, anche a costo di distruggere il paese. Non gliene frega niente di quello che succederà tra 2 anni!

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    1. Non so perchè tutti mi fraintendono... avrò scritto male.
      Hai detto più o meno quello che sostengo io.
      L'articolo 18 in un paese CIVILE potrebbe pure essere eliminato, ma l'italia è tutt'altro che civile, e abbiamo già visto cosa succede a dare la possibilità agli "imprenditori" di risparmiare sui dipendenti.

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    2. Ma no, non è questione di paesi civili o meno, gli imprenditori si comportano allo stesso modo in tutto il mondo se la legge glielo permette(anche in USA la ricetta della precarietà per tutti è stata un fallimento). Il punto secondo me è che eliminare totalmente l'articolo 18 non serve a niente, anzi come ho scritto alla lunga(4-5 anni) potrebbe anche avere effetti recessivi!
      Se proprio si vuole eliminare l'art 18, andrebbe rimpiazzato con altre tutele, magari un po' meno rigide(o che obblighino il datore di lavoro, a pagare l'assenza di sicurezza con un aumento sulla busta paga NETTA, di almeno il 40-50%. Se vuoi licenziarmi quando ti pare e piace, devi pagarmi molto di più!), ma in grado di mantenere un minimo di stabilità e sicurezza.

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    3. Allora se la mentalità è quella non mi stupisce la crisi esistente.
      Dovrebbero mettere gente capace a capo delle aziende, grandi medie e piccole.
      Tutte queste cazzate della precarietà hanno generato soltando danni.
      Il problema è che non se ne accorgono, e vorrebbero la gente ancora più precaria.

      Comunque non ho detto che uno prende e ti licenzia quando cazzo gli pare e piace (anche se con il mobbing ti ci portano in poco tempo), ma che bisognerebbe rendere la cosa meno rigida (perchè qualcuno se ne aproffitta).

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    4. D'accordo, io fare 2 possibilità di contratti differenti. Del tipo che, chi vuole assumere con l'attuale articolo 18 può continuare a farlo, mentre le aziende che hanno bisogno di più flessibilità, dovrebbero comunque essere obbligate a compensare con stipendi più alti. Se tu azienda, mi paghi 1200 euro con l'articolo 18, senza dovresti almeno garantirmi 1600euro!

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    5. Il problema è che l'obbiettivo è pagare sempre meno, parlare di aumento salario è una bestemmia per quei cialtroni.

      Ovviamente non sanno che se la gente non ha soldi nessuno compra la loro merda.

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    6. Dove il precariato funziona decentemente, i contratti precari ricevono uno stipendio più alto, che va a compensare il rischio, e gli inevitabili periodi di disoccupazione tra il licenziamento, e la ricerca di un nuovo lavoro. I Italia sarebbe uno schifo, perché da quello che ho capito il governo non vuole togliere l'articolo 18 a tutti, ma solo ai nuovi assunti. Il risultato sarebbe un'aumento dei contratti precari così come li conosciamo oggi...da una parte lavoratori con contratto fisso, IPER TUTELATI(difficilmente licenziabili anche in caso di giusta causa), e dall'altro giovani(e non solo) senza un cazzo di tutele, sfruttabili a piacimento e sempre sottopagati!

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    7. Insomma se non si rendono più flessibili tutti i contratti, inevitabilmente si verrebbero a creare 2 categorie separate di lavoratori: quelli di SERIE A(praticamente illicenziabili, se non in casi eccezionali) da una parte, e i semi-schiavi dall'altra(che già esistono, ma aumenterebbero drasticamente)

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    8. Io speravo bene quando Monti è salito al governo: economista, collega di Prodi...

      Giusto qualche giorno prima Prodi sosteneva che senza equità monetaria (cioè il contrario di adesso, ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri e numerosi) il paese non va avanti.
      Credevo che pure Monti sapesse questa cosa (che è anche elementare, senza stipendi non ci sono consumi), ma a quanto sembra sta tirando fuori sta stronzata del superprecariato.

      Non che la supertutela sia giusta, ma non è giusto neanche l'esatto opposto.

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    9. Lo scopo di Monti è "tenere buoni" i mercati, salvare il sistema finanziario, con una visione politica a brevissimo termine(tanto tra 1 anno lui non ci sarà più). E gli eventuali danni di una precarizzazione senza più nessuna logica di tutela dei nuovi lavoratori, si vedrebbero tra qualche anno, quindi se tra 5 anni l'economia reale italiana dovesse finire ancora più nella merda rispetto ad oggi, a Monti non gli interessa

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    10. Dubito che al mercato possa interessare una cosa simile.
      Chi farebbe investimenti in un paese che fra un anno sarà nella merda peggio di ora?

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    11. No ma di solito sul breve termine (2-3 anni, a volte anche più) questo tipo di manovre possono portare risultati almeno apparentemente positivi(a livello macroeconomico), e quindi magari diminuirebbe lo spread... i problemi di queste politiche emergono a lungo termine. Per esempio la bolla immobiliare americana, è stata causata dalla precarizzazione del lavoro, insieme alla deregolamentazione della finanza privata(che è servita a far mantenere ai precari un alto standard di consumi), iniziata negli anni '90 da Clinton(o da Bush "senior", adesso non ricordo bene), e portata avanti da George W. Bush
      Insomma Monti è al governo per accontentare i mercati nell'immediato, ma come quasi tutti i politici non ha una visione a lungo termine...e in questo caso non ha nemmeno una visione sociale(non che Berlusconi avesse chissà quale visione sociale, ma non poteva totalmente ignorare il suo elettorato), visto che non è stato eletto dagli Italiani, ma dal mercato

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  4. Paese complesso il nostro, parlando in generale e uscendo dalla piccola polemica sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, io sono d' accordo con un maggiore rafforzamento di un sistema di concorrenza nel quale lo stato è principalmente arbitro e non balia del sistema produttivo e di lavoro.
    Il problema è che mi chiedo se le nostre istituzioni sono pronte a tutto questo, e sopratutto se sono adatti coloro che siedono nelle nostre istituzioni
    Ciò che rappresenta lo stato sul territorio molto spesso non fa da deterrente a una scorretta vita civile, ma anzi spesso mantiene in se pratiche scorrette. Se l' arbitro non è equidistante c'è il rischio che tutto diventi un Far West.
    Di certo però bisogna provare perchè l' immobilismo non è la risposta, anzi l' immobilismo è stato il danno degli ultimi 20 anni.

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    1. Ho paura che dopo decenni di raccomandatismi e nepotismi ormai siano ben pochi gli individui degni di nota in qualsiasi campo lavorativo italiano.
      Un paese di "schettini" insomma, ognuno pronto a fregare gli altri e abbandonare la nave quando si mette male

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  5. Purtroppo questa è un Entropia che finisce per assorbire o far scappare anche quelli che hanno buoni principii, che però isolati e soli non possono competere.

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    1. Spero che la tendenza cambi, oppure si finisce peggio che in Uganda.

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    2. La tendenza prima o poi cambierà, il problema è se lo vedremo oppure no, e cosa possiamo fare noi quando verrà il momento di dare un contributo

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  6. Vivo e lavoro in Olanda da due anni e mezzo.
    Qui è proprio così, esistono i vecchi lavoratori con contratto fisso quasi intoccabili, e i nuovi assunti hanno contratti a uno, due, massimo tre anni.
    La differenza forse è che qui di lavoro ce n'è a iosa...l'altro giorno un ospedale ha tappezzato la città di manifesti per cercare personale...qui tutti gli ospedali sono privati...
    Per dire qualcosa di personale, io sono ultra-felice di aver abbandonato l'Italia, dovevo facevo l'operatore socio-sanitario sotto pagato (ma proprio sotto) e dovevo lavorare in condizioni fattiscienti per me ma sopratutto per i miei pazienti. E sempre con la spada di Damocle sulla testa, che tanto tra un po' si chiude...(e infatti, hanno chiuso, i miei ex colleghi sono tutti a casa!)
    Ora lavoro nella sanità olandese: dire un altro mondo non basta a far capire la differenza.

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    1. In italia si tende a risparmiare su tutto per mettersi in tasca ancora di più.
      Ovviamente la prima cosa su cui si risparmia sono i lavoratori, che secondo la loro mentalità del 1600 "devono ringraziare che gli do soldi".

      In realtà senza lavoratori questi spocchiosi pezzi di merda (francesismo) non andrebbero avanti un solo giorno, soprattutto non si va avanti senza clienti.

      Ma nonostante abbiano sbattuto il grugno su questi fatti, insistono a voler peggiorare le cose.
      O sono stupidi, o sono idioti...

      Non mi stupisce affatto che in Olanda funzioni tutto meglio, so che la sanità nazionale copre pure il dentista (cosa che qua fai per un anno e poi spendi 10 mila euro per riparare ai danni)

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    2. In Olanda non esiste sanità nazionale. Ogni residente è obbligato ad accendere un'assicurazione privata. In pratica ogni cittadino paga ogni mese circa 100 euro solo per avere diritto al medico di base.
      Ogni altra cosa si paga di tasca propria, a meno che non si faccia un'assicurazione più onerosa che, ma solo in parte, ti ripaga di spese tipo dentista.
      In pratica è un sistema assai oneroso. La mutua non esiste.
      In compenso gli ammortizzatori sociali sono ottimi (leggi sussidi di disoccupazione), e il lavoro se parli la lingua non puoi non trovarlo.

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    3. Si vede allora che quando mi hanno detto del dentista si sono dimenticati di citare l'assicurazione.

      In effetti dal punto di vista sanitario l'italia è seconda solo alla Francia (o per lo meno lo era, chissà con i tagli...) a livello mondiale.
      Ci fosse meno raccomandatismo, magna magna, svogliati e cazzi vari sarebbe anche molto più veloce ed efficente, ma non puoi accoppiare questi concetti mentre parli di italia, purtroppo.

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  7. Guarda, ci stavo proprio pensando in questi giorni.
    La grossa colpa di Monti riguardo le idee sul posto fisso è di essersi espresso in maniera troppo approssimativa.
    Sull'obsolescenza del posto fisso potremmo anche trovare punti a favore laddove tutto il mercato del lavoro sia organizzato ad hoc e anche i servizi al cittadino lo siano a loro volta.
    Se Monti mi dice che il porto fisso non va bene mentre sappiamo bene che i mutui e i finanziamenti vengono concessi (con ritrosia) solo dietro garanzia di lavoro a tempo indeterminato allora ci si è persi qualcosa per strada.
    Nel momento in cui si voglia abolire un articolo 18 bisogna quantomeno offrire garanzie al lavoratore e temo che in questo momento sia proprio questo che manca.
    Concludo in breve: bel post :)

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    1. La confindustria mira a demolire le garanzie ai lavoratori, così risparmiano e scaricano la loro incompetenza e avarizia sui lavoratori.
      Vorrebbero gli schiavi negri, e neanche si impegnano troppo a non farlo vedere.

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